Sparire in silenzio ritrovando il vento
Testimonianza di una età - la nostra - e di un crepuscolo, se la poesia è anche divenire e, in qualche caso, sofferenza, come dichiara l'autore nel breve saggio finale. L'incipit e la chiusura prendono lo spunto da alcuni versi di Nicolas Bouvier, il poeta a cui piaceva e cantava la lentezza, versi che Bouvier scrisse alcuni mesi prima della morte. Canto della morte, dunque, questo viaggio in un altrove diverso, e canto della vita. "La sua raccolta di poesie mi ha profondamente emozionato: ha l'andamento del viaggio verso la tragica conclusione del tempo, fra la verifica della memoria come unico valore pur nel dolore e nella fragilità delle esperienze e del sentimento e la consapevolezza fortemente morale del mondo spiritualmente perduto. Il discorso è ampio, solenne, grandioso. Ci sono testi di straordinaria bellezza, come Nel taschino l'ultimo verso, ma tutta l'opera è splendida, altissima". (Giorgio Barberi Squarotti, Corrispondenza epistolare del 9 marzo 2012). Nulla si può aggiungere, nulla c'è da spiegare. La poesia è soprattutto ascolto e silenzio.
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Anno edizione:2012
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