"Raccolta di poesie di Rita Vecchi, nel corso della quale l'autrice, prova a sostanziare la più nobile delle intenzioni “programmatiche” a cui uno scrittore dovrebbe cercare di tenere fede: quella della “sacralità” della parola, del rispetto che si deve osservare nei confronti di ogni singolo termine. Dimostra, cioè, attraverso un uso attento e sorvegliato della scrittura, di essere convinta della sua preziosità, in quanto modalità espressiva di ciò che l’anima difficilmente riuscirebbe a rivelare di sé altrimenti. Come altri autori, crede nella “religione della parola”, considerata sacra, da non sprecare, da non utilizzare inutilmente o a vuoto, impoverendola o deprivandola di senso. La parola non è un vano ornamento attraverso il quale rappresentare la maschera che il poeta offre alla visione degli altri, quanto piuttosto un solido strumento mediante il quale comunicare ciò che l’anima percepisce del mondo."(tratto dalla Prefazione di Sergio Tardetti)
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