The five elements-I cinque elementi
Nutrito di poesia anglosassone al punto da comporre in inglese il suo originalissimo "poemetto presocratico", Piero Boitani ne ha affidato la resa italiana alla raffinata voce poetica di Rosita Copioli. «Costruito sull'intelaiatura teorica ereditata dalla serie straordinaria dei pensatori antichi - commenta Stephen Green- blatt - The Five Elements indossa la sua filosofia con leggerezza. O, piuttosto, approfitta appieno dei modi in cui i filosofi presocratici, senza mai interamente ripudiare il brillante, astratto logos introdotto da Parmenide, fecero spazio al mythos. Gli dèi greci e romani che agiscono nei grandi poemi epici dell'antichità appaiono nei versi di Boitani, ma lo fanno in relazione agli elementi fondanti cui ciascuno era assegnato. L'effetto è una sorta di fioritura di associazioni. La struttura del poema è la struttura della fisica antica - questi sono gli elementi di base di cui è fatto l'universo -, ma nella visione di Boitani si afferra il significato di tale struttura soltanto abbracciando le variazioni e le trasformazioni spettacolari di ciascuno di tali elementi. L'abbraccio ha luogo nelle storie mitiche che ci sono state tramandate dal passato classico, ma anche nell'esperienza della vita vissuta del poeta stesso. Perché, suggerisce Boitani, si giunge a comprendere appieno i miti scavando nella miniera della storia della propria vita, proprio come si arriva a comprendere la storia della propria vita scavando nella miniera dei miti.» Mescolando inni omerici e orfici con reminiscenze di Shakespeare, Lucrezio, Esiodo, Pindaro, oltre che di Hölderlin, di Shelley e di Leopardi, Boitani racconta anche la propria personale educazione intellettuale e sentimentale: perché i singoli cinque elementi non significherebbero nulla se l'essere umano non vivesse in loro. E fornisce così al lettore una visione di come si possa fare esperienza del mito, vivere in esso, e insieme percepire e giungere a conoscere l'essenza della natura: attraverso il tempo e lo spazio, e cioè l'intera storia umana e ovunque nel mondo. Contrario al detto oraziano caelum, non animum mutant qui trans mare currunt, Boitani è convinto che «gli esseri umani non abbiano modo migliore per conoscere il mondo e sé stessi che attraverso il viaggiare». Il vero cuore dei suoi incontri con gli dèi risiede proprio nei viaggi: insieme all'autore, viaggiatore instancabile, persino ossessivo, sempre «sulle orme di Ulisse» (l'Ulisse di Omero, di Dante e di Tennyson), il lettore è invitato a riandare indietro con la mente attraverso la propria vita e individuare quei momenti in cui gli si è rivelata appieno la potenza dell'acqua, del fuoco, della terra e dell'aria. E il silenzio dell'etere, la Stille des Aethers, di cui parla Hölderlin.
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Anno edizione:2026
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