Viola Ardone attraverso questo libro ci porta alla luce un pezzo di storia italiana del dopoguerra che non troviamo nei libri di storia. Quella dei “treni della felicità” come vennero chiamati, fu un’operazione organizzata subito dopo la fine della seconda guerra mondiale dal Partito Comunista Italiano e dall’Unione Donne Italiane e consisteva in un’iniziativa di solidarietà di molte famiglie dell’Emilia Romagna che ospitarono tanti bambini provenienti dal Sud Italia per toglierli dalla fame e dalla povertà assoluta. Il nostro piccolo protagonista Amerigo, un bambino napoletano di sette anni, si trova diviso tra due mondi: la Napoli povera ma viscerale di sua mamma Antonietta e la Bologna ordinata e ricca di opportunità della sua famiglia affidataria. Il dramma che la Ardone descrive magistralmente è che questi bambini venivano “sradicati” dalla loro terra per essere “trapiantati” improvvisamente in una nuova realtà (Bologna, Modena, Reggio Emilia) che parlava un’altra lingua e aveva altri ritmi. Sua madre Antonietta è una donna indurita dalla miseria, che non sa dare carezze, abbracci e parole dolci. Il suo è un amore fatto di silenzi e di rinuncia. La sua decisione di lasciarlo partire sul treno è il suo più grande gesto d’amore. Lei decide di far salire Amerigo sul treno non perché non lo ami, ma perché lo ama a tal punto da accettare di farsi spezzare il cuore, pur di dargli una vita migliore e una possibilità di riscatto più grande di quella che lei può offrigli. Come scrive la Ardone: “a volte ti ama più chi ti lascia andare che chi ti trattiene”. L’amore non è possesso, ma è il coraggio il lasciar andare chi amiamo. Amare significa mettere la felicità, la sopravvivenza e il futuro dell’altro davanti al proprio egoismo e al proprio bisogno di averlo vicino.
Il treno dei bambini
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Finalista al Premio Wondy per la letteratura resiliente 2021
A volte dobbiamo rinunciare a tutto, persino all'amore di una madre, per scoprire il nostro destino. Nessun romanzo lo aveva mai raccontato con tanto ostinato candore.
«Affilato e toccante» – Il Venerdì
«Ci siamo letteralmente innamorati di questo romanzo di formazione così commovente. Una storia piena di tenerezza, ironia e umanità» - Juan Milà, Harper Collins
«Uno di quei libri che rimangono sottopelle, che lasciano immersi nella storia anche quando l'ultima pagina si è chiusa» – Io Donna
È il 1946 quando Amerigo lascia il suo rione di Napoli e sale su un treno. Assieme a migliaia di altri bambini meridionali attraverserà l'intera penisola e trascorrerà alcuni mesi in una famiglia del Nord; un'iniziativa del Partito comunista per strappare i piccoli alla miseria dopo l'ultimo conflitto. Con lo stupore dei suoi sette anni e il piglio furbo di un bambino dei vicoli, Amerigo ci mostra un'Italia che si rialza dalla guerra come se la vedessimo per la prima volta. E ci affida la storia commovente di una separazione. Quel dolore originario cui non ci si può sottrarre, perché non c'è altro modo per crescere.-
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Anno edizione:2019
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Michela 10 maggio 2026A volte ti ama più chi ti lascia andare che chi ti trattiene
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Giulia 05 maggio 2026Indimenticabile
Una storia tenera e dolorosa sull’infanzia, il distacco e la povertà del dopoguerra. Molto umano e pieno di malinconia.
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Anna 29 aprile 2026Divorato
Questo libro è una carezza dolce amara, ma che ti lascia una sensazione di forte tenerezza. Leggetelo
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