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Antigone. Testo greco a fronte - Sofocle - copertina
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Antigone. Testo greco a fronte - Sofocle - copertina
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Descrizione


"Se il Novecento, secolo della crisi dell'io individuale e delle certezze della metafisica, a partire da Freud, è stato il secolo di Edipo, l'Ottocento, secolo del primato romantico e idealistico della libertà prometeica dell'individuo, è stato quello di Antigone. Da Hegel a Kierkegaard, da Hölderlin a Schlegel, a Goethe, in molti si sono interrogati sull'atto di insubordinazione di Antigone. Il conflitto irriducibile tra le ragioni del privato, del legame di sangue, della coscienza del singolo davanti alle ragioni del pubblico, del contratto sociale, dell'autorità è stato declinato infinite volte e con innumerevoli sfumature come conflitto tra ragioni del divino e ragioni dell'umano, tra ragioni del maschile e ragioni del femminile (ovvero del paterno e del materno, della pólis e dell'óikos), tra le istanze tassonomiche del razionale e le istanze entropiche dell'irrazionale, tra vizi e virtù dell'Occidente e vizi e virtù dell'Oriente, tra natura e cultura e via elencando. (...). La sepoltura di Polinice fa di Antigone una madre e una sposa morta e/o mancata, ma una sposa e una madre nel mondo capovolto dell'Ade. Il mondo che sopravvive, quello di Creonte (e di Ismene), è il mondo di una truce normalità riconquistata, di una cupa pace che si fa sul capro espiatorio, il mondo del potere che si nutre del sangue dei giovani, delle donne, dei deboli, talora ipocritamente impotente." (dall'introduzione di Giovanni Greco)
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Dettagli

2013
Tascabile
5 giugno 2013
146 p., Brossura
9788807900099

Valutazioni e recensioni

n.d.
Recensioni: 1/5

traduzione pessima

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simoneabbafati
Recensioni: 5/5
legge morale o legge dello Stato? cosa seguire?

Tragedia di Sofocle che prosegue la vicenda laddove finisce I sette contro Tebe di Eschilo. All'inizio della commedia, i due figli maschi di Edipo, Polinice ed Eteocle, che si sono scontrati in una guerra civile a Tebe, sono entrambi morti nel combattimento. Creonte, il nuovo sovrano di Tebe, ha deciso che Eteocle sarà onorato con una degna sepoltura mentre Polinice non la merita per aver trasgredito alle leggi della città. Il corpo del figlio ribelle giacerà insepolto sul campo di battaglia, preda di vermi e avvoltoi, la punizione più deplorevole dell'epoca. Antigone, sorella di Polinice ed Eteocle, vorrebbe seppellire il corpo di Polinice con il dovuto rito funebre, a dispetto dell'editto di Creonte. Creonte, furioso alla scoperta del fatto, la fa convocare ma Antigone discute con lui circa la moralità delle leggi dello Stato e la moralità delle leggi divine. Creonte quindi fa seppellire Antigone viva in una grotta. Non uccidendola direttamente, spera di rendere il minimo rispetto agli dei. Ma imprigionata lì, la ragazza si suiciderà. Nel frattempo, Emone, figlio di Creonte e promesso sposo di Antigone, si pugnala di fronte al cadavere della ragazza. Creonte si incolpa di tutto quello che è successo e, distrutto, realizza che l'editto a cui teneva così tanto è stato rispettato, ma ha agito contro gli dei e di conseguenza ha perso i suoi cari. Nel loro dibattito, Antigone e Creonte parlano utilizzando la stessa parola ma con significati differenti ed opposti: se Antigone vuole rispettare la LEGGE divina, che prevede che ogni uomo abbia la dovuta sepoltura al momento della morte, Creonte, dal canto suo, parla di LEGGE dello Stato. Questa ambiguità lessicale traduce la tensione tra valori avvertiti come inconciliabili e così le parole tra i due, anziché permettere una comunicazione tra i due personaggi, creano un muro che li separa, ciascuno nel suo mondo. Ma lo spettatore comprende e riconosce l’ambiguità dei termini ed è cosciente della tragedia in atto.

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DAVIDE BRANDELLERO
Recensioni: 1/5

Tornassi indietro opterei sicuramente per un'edizione diversa. Traduzione orrenda, diversi passaggi incomprensibili.

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Recensioni

2,57/5
Recensioni: 3/5
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Sofocle

496, Atene

Sofocle (496 a.C. - 406 a.C.) fu forse, tra i grandi tragici, il più amato dal suo pubblico. Ebbe subito grande successo e lo conservò anche dopo l'affermarsi del giovane Euripide. Nacque da ricca famiglia e ricevette un'educazione raffinata; fu musicista e attore prima che poeta. Partecipò attivamente alla vita pubblica di Atene, con cariche importanti. Seguace di Pericle, fu due volte stratego e fu eletto nel collegio straordinario dei sei magistrati che resse la città dopo il disastro di Sicilia (413 a.C); nel 411 fu tra i chiamati a stabilire una nuova costituzione. Ebbe anche incarichi di natura religiosa. Dei 123 drammi che il grammatico Aristofane di Bisanzio gli attribuisce, soltanto sette sono giunti a noi: "Aiace", "Elettra",...

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