Edward Bloom è un uomo che ha vissuto mille vite: o forse le ha solo raccontate. Dice di aver affrontato giganti, parlato con streghe, salvato creature d’acqua e viaggiato in luoghi che nessuno ha mai visto. Ogni suo aneddoto è così assurdo da sembrare impossibile, eppure chi lo ascolta finisce sempre per credergli. Ora che la fine si avvicina, suo figlio William prova a ricomporre quei frammenti di leggenda per capire chi fosse davvero suo padre: l’eroe dei racconti o l’uomo che li inventava per nascondere le proprie assenze. Il romanzo si muove come un mosaico di ricordi, leggende e mezze verità. È costruito come una lunga confessione filtrata dall’immaginazione: ogni storia aggiunge un tassello, ma nessuna lo completa davvero. E forse è proprio questo il punto: che di una persona non si può mai sapere tutto, solo le versioni che sceglie di raccontare. Big Fish unisce la malinconia di un addio alla meraviglia della fiaba. C’è la crudezza del reale, ma anche la grazia del sogno, la stessa alchimia che Tim Burton ha saputo tradurre in immagini nel film. Il risultato è un romanzo luminoso e doloroso insieme, che parla del potere del racconto come forma di sopravvivenza. Mi ha colpito per la sua delicatezza, per la capacità di rendere credibile l’assurdo e profondamente umano il fantastico fiabesco. Alla fine, non importa se Edward Bloom abbia davvero vissuto le sue avventure: ciò che conta è che qualcuno le abbia ascoltate. E che, a furia di raccontarsi, sia riuscito a restare vivo, per sempre, dentro le sue storie.
Big fish
Big Fish è un romanzo sull’inesauribile potere delle storie: il racconto incredibile di un’esistenza incredibile, capace di oltrepassare i confini tra fantasia e realtà. Quella di Edward Bloom è stata una vita a dir poco unica: durante i suoi pellegrinaggi ha – tra le altre cose – addomesticato un feroce gigante, salvato uno spirito delle acque, incontrato una strega capace di mostrargli il futuro. O almeno questo è ciò che ha sempre detto a tutti quelli che avevano voglia di starlo ad ascoltare, e specialmente a suo figlio William. Ora che è giunto ai suoi ultimi giorni, al suo capezzale William si ritrova a cercare un senso in mezzo a tutte quelle assurdità, nella speranza di riuscire a capire davvero qualcosa di un padre che per lui è sempre stato uno sconosciuto, un personaggio sfuggente che nascondeva le sue continue assenze dietro acrobatici racconti senza credibilità. Ora, chiuso in se stesso con solo quelle memorie inverosimili a propria disposizione, dovrà aggrapparsi a esse come ai pioli di una scala per raggiungere, prima che sia troppo tardi, quella figura lontana e misteriosa. Perché, come ha sempre detto il padre, un uomo, a furia di raccontare storie, diventa quelle storie. Favola straordinaria e metafora dell’esistenza, Big Fish ci ricorda che nella vita il confine tra realtà e immaginazione è molto più labile di quanto crediamo. E che per ritrovarci e riscoprirci simili gli uni con gli altri abbiamo bisogno di condividere: anche se è qualcosa di falso come un’invenzione, o qualcosa di vero come una fantasia.
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Anno edizione:2025
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Pagine_e_inchiostro 12 novembre 2025Big fish
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