Il titolo enigmatico ma affettivo, allude al primo dei due racconti esposti da Han Kang: in <<Convalescenza>> una giovane donna si confronta con gli interrogativi lasciati senza risposta dalla morte della sorella; ne <<Il frutto della mia donna>> un’altra donna, per sfuggire ad una vita frenetica e ripetitiva che non la rappresenta, si trasforma gradualmente in una pianta cosicché possa finalmente “vivere solo di vento, sole e acqua”. In entrambi i racconti, la cura di sé e dell’altro si manifesta nella presenza silenziosa ma costante delle persone più care. Ancora una volta Han Kang lascia il lettore attonito e inerme di fronte all’orrore, che emerge solo attraverso il vissuto dei personaggi. Così, di fronte al dolore, il corpo diventa il linguaggio di ciò che le parole non riescono più a esprimere: l’essere umano non cerca più di spiegarsi al mondo ma è alla ricerca di un altro modo di esistere.
Convalescenza
Col suo tocco elusivo, la prosa scabra di Han Kang sfiora ancora una volta l'orrore senza spiegarlo e ci lascia, attoniti, a contemplare la disturbante malìa del rifiuto di sé.
«Le due novelle che Adelphi pubblica in Convalescenza tratteggiano ancora situazioni e figure dolenti» - Marco Del Corona, La Lettura
Una donna cerca risposta agli interrogativi che la morte della sorella ha lasciato insoluti: perché, senza un motivo apparente, aveva cominciato a detestarla? Perché, pur essendo in tutto più dotata, si sentiva inferiore a lei? Perché sembrava tenere la vita a distanza, «come se scansasse del cibo dall'odore nauseante»? E nel secondo pannello di questo dittico di racconti un'altra donna, per sfuggire a un'esistenza che la intossica, a poco a poco si trasforma in una pianta: la sua inquietudine si placa, il suo corpo sofferente fiorisce e dà frutti – prima di appassire, forse per sempre. Ci sembra di conoscerle, queste figure femminili che richiamano i motivi e l'aura della Vegetariana, ma non cessano di stupirci per la loro straniata singolarità. Creature dolenti, sedotte dal richiamo dell'autoannientamento come unica forma di difesa dalla violenza insita nel nutrirsi, nel sentire, nel vivere. «Presto, lo so, perderò anche la capacità di pensare, ma sto bene. È da tanto tempo ormai che sognavo questo, poter vivere solo di vento, sole e acqua». Col suo tocco elusivo, la prosa scabra di Han Kang sfiora ancora una volta l'orrore senza spiegarlo e ci lascia, attoniti, a contemplare la disturbante malìa del rifiuto di sé.
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Anno edizione:2019
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