Sono rimasta un po' delusa da questo libro. Come tutti i libri della Chevalier è scritto in modo molto accurato, con un'ottima ricostruzione storica e una bella caratterizzazione dei personaggi, ma credo che il finale sia troppo frettoloso, una sorta di riassunto di cosa è successo ai protagonisti dopo che la parte più interessante della storia era già stata raccontata. In definitiva l'ho trovato un po' lento nella parte iniziale e centrale (ma comunque piacevole) per poi velocizzarsi eccessivamente nel finale.
La dama e l'unicorno
È un giorno di Quaresima del 1490 a Parigi, un giorno fortunato per Nicolas des Innocents, miniaturista noto per la sua mano ferma nel ritrarre volti grandi quanto un’unghia. È stato invitato da Jean Le Viste, nobile magistrato dallo sguardo severo, nella sua dimora al di là della Senna per vedere la sua Grande Salle, ancora spoglia e disadorna. Per consacrare il suo crescente prestigio a corte, il gentiluomo vuole che Nicolas realizzi i disegni preparatori per sei sfarzosi arazzi che riproducono la battaglia di Nancy, tra cavalli intrecciati a braccia e gambe umane, picche, spade, scudi e sangue. Dovrà poi farli confezionare dal più rinomato mastro tessitore di Bruxelles. Una commissione del genere, per il pittore, significa cibo in tavola per settimane e notti di bagordi al Coq d’Or. E poi solo il re può dire di no a Jean Le Viste. Ma nell’assumere quel sontuoso incarico, Nicolas ancora non sa di dover rispondere a ben più di un committente. L’incontro con Geneviève de Nanterre, consorte di Le Viste e signora indiscussa della magione, cambia all’improvviso lo scenario e i contorni della sfida. Gli occhi neri come ribes della nobildonna, insieme alla sconvolgente bellezza della sua giovane figlia, impongono una nuova obbedienza: né cavalcature né elmi né battaglie, soltanto bellezza, seduzione e amore. Che una dama e un unicorno siano il cuore di quella nuova creazione.
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Anno edizione:2026
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Alessandra Darchini 04 dicembre 2017
Tracy Chevalier sa raccontare l’amore come poche altre autrici di narrativa storica sanno fare. “La dama e l’unicorno” non alimenta nel lettore l’immaginario ideale e idillico della vita rinascimentale che spesso abbiamo, ma traccia con lucidità spietata e spietato candore le dinamiche di un mondo in cui raramente si ottiene ciò che il cuore davvero desidera.
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Maristella Copula 17 aprile 2006
Un bellissimo spaccato della fine del XV secolo, una prosa fluida e l'originale trovata di una storia che prosegue raccontata a piuù voci, in prima persona, da ognuno dei protagonisti, la condizione del popolo e soprattutto della donna in quel periodo, l'apologia delle metafore artistiche, le regole delle gilde dei tessitori consacrano la Chevalier a scrittrice capace di proiettarci con estrema scorrevolezza in epoche storiche precedenti. L'unico "neo", nonostante i racconti personalizzati dei personaggi, una poca esaustività della profondità del loro animo che viene lasciata tutta o quasi all'interpretazione intima del lettore. Per il resto, un libro veramente piacevole ed interessante e soprattutto documentativo, di una forma d'arte ormai scomparsa, un'arte dal cui duro lavoro, piano piano, si materializzano i colori, le forme, gli odori, l'essenza stessa della Storia.
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