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Recensioni La donna che osò amare se stessa. Indagine sulla contessa di Castiglione

Recensioni: 4/5

La controversa storia della spia più discussa e affascinante del Risorgimento.

Spogliata dai pregiudizi e dagli stereotipi, ci viene restituita la storia vera di Virginia Oldoini, una donna che, rivendicando regole proprie, è stata travolta dalla macchina del fango e raccontata come «peccatrice».

Virginia Oldoini, contessa di Castiglione, è una delle donne più fotografate, ritratte, adulate e criticate dell’Ottocento. In vita è stata raccontata, di volta in volta, come la più bella e la più spregiudicata delle dame alla corte di Napoleone iii, perversa fin da ragazza, agente di Cavour, amica dei potenti, avida, passionale, la belle dame sans merci, speculatrice in Borsa, alleata dei Rothschild, presto appassita, pazza… Proclamava di aver fatto l’Italia e salvato il papato, però non ha trovato posto nel Pantheon dei fondatori della patria, peraltro tutti maschi fino a tempi recentissimi. Le corti europee, all’epoca, pullulavano di giovani donne belle, intelligenti, colte, disinvolte che servivano interessi vari, economici e politici, alimentando una diplomazia parallela; diplomazia, sia inteso, affidata anche agli uomini, solo che a loro poi toccavano onori, cariche e gloria, come al bel Costantino Nigra, spedito da Cavour ad adulare l’imperatrice Eugenia. Alle donne no: scaduto il tempo di una breve giovinezza restava solo (come accadde a Virginia) la possibilità di muovere le fila di relazioni pazientemente costruite. Ma nell’ombra. Senza titoli. E, cosa che spesso si dimentica, in un quadro giuridico terrificante: l’Italia si fece senza rendere le donne cittadine. Anzi, seguendo proprio il codice napoleonico, rendendole schiave dei loro mariti. Virginia non fu una intellettuale da campi di battaglia o da salotti militanti. Non conobbe il significato della parola solidarietà. Provò a farcela da sola. Quale donna avrebbe potuto vincere in un gioco così impari, le cui regole erano stabilite dagli uomini? Rivendicando regole proprie, è stata travolta dalla macchina del fango: raccontarla come una “peccatrice” è stato un abile stratagemma per giustificare l’esclusione di tutte le donne da quell’agone.

COME COMINCIA
Parigi, 16 aprile 1863: Virginia Oldoini, Contessa di Castiglione, accetta di comparire in un tableau vivant in una serata di beneficenza per le scuole di San Giuseppe. A organizzare è la contessa Stéphanie Tascher de La Pagerie, cugina di Napoleone III. I quadri viventi sono la gran moda del momento, nella Francia del Secondo Impero: coinvolgono aristocratici e personalità di rilievo, a cui non si chiede altro che di star fermi in maschera il tempo necessario per riprodurre un dipinto. Il fatto che i proventi delle serate finiscano ai poveri fa sentire tutti più buoni e meno sciocchi. In verità sono occasioni mondane in cui nobili, neo-nobili e borghesi arricchiti si mischiano senza creare scandalo sociale e nelle quali i vecchi, perenni vizi della cosiddetta buona società cominciano a diventare merce per la stampa di massa. La caduta di una favorita o il successo di un suo abito si trasformano in aumenti di tirature. La Francia sta per cadere in un baratro, la guerra contro la Prussia del 1870, prodromo della più generale catastrofe della Prima guerra mondiale. Ma ci sta per cadere ballando.

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