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Fotografia e pittura nel Novecento. Una storia «Senza combattimento»
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Fotografia e pittura nel Novecento. Una storia «Senza combattimento» - Claudio Marra - copertina
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Descrizione


La fotografia ha semplicemente "prolungato" la pittura con altri strumenti, finendo così per suscitare una sorta di lite in famiglia, oppure ha aperto nuovi e differenti scenari? Apparentemente simile a un quadro, tanto da far pensare di poterne ricalcare la logica di funzionamento, la fotografia si dimostra invece paradossalmente vicina a tutte quelle ricerche che nel Novecento, proprio al quadro e alla relativa idea di arte si sono contrapposte: dal ready made alla body art, dalla performance all'arte concettuale in genere. Indagati in modo completo e articolato, i rapporti tra fotografia e pittura finiscono per riportare il discorso su un piano più generale, quello della fondamentale dinamica che ha sostenuto e posto in trazione dialettica le vicende artistiche di questo secolo.
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Dettagli

1999
1 aprile 2003
320 p., ill.
9788842493686
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Indice

Introduzione. 1. Tra modernità e contemporaneità: l'identità ambigua della fotografia. 2. Lo sbarramento del Futurismo: quadro o extra-quadro? 3. L'esperienza del Fotodinamismo e/o il Fotodinamismo come esperienza. 4. Falsa progressione: il secondo Futurismo e il manifesto di Tao. 5. Dadaisticità intrinseca della fotografia. 7. Impossibilità di una fotografia metafisica? 8. I due "grandi metafisici". 9. Arcipelago surrealista. 10. La fotografia come Surrealismo. 11. La grande lobby neo-pittoricista e la ricostruzione neoplastica della fotografia. 12. Revisione dell'Informale: contro le "foto fatte sui muri". 13. Informalità del reportage. 14. La fotograficità implicita della Pop Art. 15. Popular photography. 16. L'arte come fotografia: ricerche degli anni settanta. 17. Corpo, narrazioni, concettualità. 18. Gli anni ottanta e la poetica del "mescolamento". 19. Anni novanta: ritorno al futuro.

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MARIO COBUZZI
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La bellezza e il valore di questo libro sono tutte nell’originalità delle tesi dell’autore; tesi che, a testimonianza della loro originalità, appaiono indubbiamente discutibili. Si potrebbe credere, e con fondati motivi, che la finalità del libro consista in una mossa anti modernista in chiave postmoderna; poiché una delle tesi fondamentali, che sorregge l’intero impianto del volume, rivaluta negativamente il momento considerato generalmente come uno dei più importanti nella Storia della fotografia, il Modernismo. Sotto l’etichetta di “lobby neo-pittoricista” ,vengono inclusi fotografi come Steichen, Weston, Adams e Moholy-Nagy, generalmente considerati come i grandi innovatori, coloro che per primi portarono il mezzo fotografico verso la tanto ricercata “specificità” che ponesse la fotografia in posizione autonoma e paritaria rispetto alle altre arti. Marra sostiene che tali autori rimangono invischiati in un pittoricismo di fondo, dello stesso tipo di quello storico: continuando a realizzare immagini – astratte e non che siano- la fotografia nello loro mani rimane nella condizione in cui l’aveva lasciata la cultura ottocentesca, e cioè allo stadio di mera imitazione, tecnologicamente avanzata, della pittura. Weston e gli altri “neo-pittoricisti” optano dunque per la componente moderna del mezzo, senza fare quel salto verso il contemporaneo insito nella duplice faccia della fotografia. La fotografia è infatti essenzialmente schizofrenica: rimane legata alla logica della rappresentazione, e contemporaneamente si apre alle correnti concettuali proprie della contemporaneità. Ed è solo aprendosi alla contemporaneità che la fotografia dispiega tutta la sua carica innovativa, e può così trovare la strada per il completo affrancamento dalla pittura e da ogni logica di rappresentazione. Dunque,è mediante tale apertura che la fotografia riesce a giungere alla propria essenza,che è essenza concettuale. E’ quindi solo in epoca postmoderna che la fotografia giunge a quell’autodefinizione vagheggiata e travisata dai modernisti. Il riferimento alla pittura è un riferimento che viene meno; la fotografia è in rapporto diretto con quelle correnti extra pittoriche che,aprendosi a un concettualismo di fondo, permettono al mezzo fotografico, protagonista della sperimentazione creativa, di dispiegare la sua essenza concettuale:performance,body art,narrative art,arte concettuale… A livello metodologico, rispetto alle considerazioni sulle correnti pittoriche trattate, è evidente il riferimento di Marra a Renato Barilli: nel linguaggio, innanzitutto, e in alcune considerazioni sui singoli movimenti artistici -la valutazione negativa,ad esempio,della riluttanza dei futuristi ad abbandonare il quadro e la logica della rappresentazione tradizionale.

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