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Gente di Dublino
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Gente di Dublino - James Joyce - copertina
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Gente di Dublino James Joyce
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Descrizione

Considerati tra i capolavori della letteratura del Novecento, questi quindici racconti - terminati nel 1906 ma pubblicati soltanto nel 1914 perché per la loro audacia e realismo gli editori li rifiutarono - compongono un mosaico unitario che rappresenta le tappe fondamentali della vita umana: l'infanzia, l'adolescenza, la maturità, la vecchiaia, la morte. Fa da cornice a queste vicende la magica capitale d'Irlanda, Dublino, con la sua aria vecchiotta, le birrerie fumose, il vento freddo che spazza le strade, i suoi bizzarri abitanti. Una città che, agli occhi e al cuore di Joyce, è in po' il precipitato di tutte le città occidentali del nostro secolo.
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Dettagli

15
2013
Tascabile
5 giugno 2013
XLVIII-209 p., Brossura
9788807900303

Valutazioni e recensioni

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Gente di Dublino è forse l'opera più famosa di Joyce, quella che scava all'interno della società irlandese della sua epoca, una società che affoga nell'alcol i propri problemi e le proprie delusioni. Joyce decide di descriverla attraverso quindici racconti di lunghezza simile, ad eccezione dell'ultimo, nettamente più lungo. Tutti i personaggi sono profondamente contestualizzati e i temi principali sono quelli della violenza, fisica e psicologica, dell'alcolismo, del fallimento e dell'autocommiserazione. Leggendo questo commento sembrerebbe un libro da evitare, ma ogni racconto è arricchito da immagini ed eventi simbolici e allegorici che danno quel qualcosa in più a chi sia capace di coglierli all'interno della narrazione. Non un libro entusiasmante nei temi, ma nell'abilità narrativa del suo autore e nella bellezza triste e malinconica delle immagini che trasmette. Probabilmente uno dei miei classici preferiti. Consigliato.

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Matteo Scaglioso
Recensioni: 5/5

L'immortale Joyce sfodera in questo volume il suo asso nella manica: vissuto un'intera vita nella sua Dublino, con cui stabilì un rapporto di amore e odio, Joyce decide, a un certo punto, di operare un'analisi psicologica della sua città, quella che egli vede come il centro della paralisi del mondo moderno, ma in particolare dei suoi abitanti, una popolazione di individui alienati, paralizzati, appunto, dai meccanismi stessi in cui opera la propria vita, incapaci di rompere le catene che li tengono avvinghiati al suolo, incapaci di realizzare se stessi. Il maestro ci dona così una raccolta di racconti brevi, divisi secondo lo schema "Infanzia, Adolescenza, Maturità, Vita Pubblica". Chiunque abbia avuto il piacere di studiare Joyce a scuola ha avuto anche la fortuna di vederlo all'opera, mentre maneggia ora col flusso di coscienza, ora con l'epifania, tecniche narrative che abbondano in "Gente di Dublino" e lasciano il lettore paralizzato anch'egli, dallo stupore, però. Non potrei far altro che assegnare cinque stelle a questo capolavoro, perfetto tanto nella trama di ogni singolo racconto, quanto nello stile mozzafiato. Generalmente do molta importanza alla copertina e all'estetica del libro ma in questo caso mi sono direttamente fiondato sul contenuto. Ottimo anche il rapporto qualità/prezzo, qualsiasi cifra non eguaglierebbe mai il valore immortale di questi racconti.

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Recensioni: 3/5

Ogni racconto narra uno spezzone di vita quotidiana del protagonista. Tramite di esso l’autore vuole mostrare al lettore alcuni aspetti caratterizzanti la vita nella capitale irlandese in quel particolare periodo storico. Gli aspetti che ricorrono nei racconti sono la paralisi morale che colpisce il/la protagonista, spesso di origine politico/religiosa, e la fuga, conseguenza strettamente legata al primo dei due aspetti. Le storie sono distribuite lungo un asse temporale che caratterizza ogni fase della vita: in "Le sorelle", "Un incontro" e "Arabia", il protagonista vive il periodo dell’infanza. In "Eveline", "Dopo la corsa", "I due galanti" e "Pensione di famiglia", Joyce tratta del periodo dell’adolescenza. In "Una piccola nube", "Rivalsa", "Polvere" e "Un caso pietoso" i protagonisti sono ormai maturi. In "Il giorno dell’Edera", "Una madre" e "La grazia" Joyce tratta della vita pubblica dei protagonisti. L’epilogo del libro è costituito da un ultimo racconto: "I morti".

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James Joyce

1882, Dublino

James era il primogenito di una numerosa famiglia della buona società irlandese, di forte tradizione cattolica e nazionalista che lo iscrisse nei migliori collegi cattolici della città. Poi le condizioni della famiglia andarono peggiorando, fino ad arrivare a uno stato di assoluta povertà dopo la morte della madre (1903). L’educazione gesuitica influenzò la sua formazione, tanto da provocare in lui una temporanea vocazione sacerdotale, presto abbandonata. Dopo la pubblicazione dei primi lavori letterari, ancora all’università, conobbe Yeats ed ebbe uno scambio epistolare con Ibsen. Dopo la laurea, spinto dal vago proposito di studiare medicina alla Sorbona, trascorse un breve periodo a Parigi, dove approfondì anche le sue nozioni di scienze...

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