Autobiografia sulla sua esperienza di ebrea costretta a trasferirsi con la famiglia prima nel ghetto e poi in diversi campi di concentramento nazisti. Romanzo estremamente intenso e toccante, con episodi molto forti e incisivi. Mi ha molto interessato una parte che non viene sempre trattata, cioè il ritorno a casa dopo la guerra: ritorno molto complicato per gli ebrei che non sempre vedevano riconosciuto il proprio stato di vittime e di sopravvissuti, ma che al contrario dovevano affrontare una trafila burocratica lunga e snervante per rientrare in possesso di ciò che spettava loro di diritto. Altrettanto illuminante la parte sul trasferimento in Israele, di cui non avevo mai letto tanto nelle altre testimonianze: un nuovo inizio tutt'altro che semplice e scontato.
La libraia di Auschwitz
La vera storia di Dita Kraus, la giovanissima bibliotecaria di Auschwitz, diventata un simbolo della ribellione, finalmente raccontata da lei stessa
«Nessuno che non sia stato prigioniero ad Auschwitz può descrivere che cosa significa aver vissuto quell’orrore. Non esistono parole adatte nel nostro vocabolario.» - Dita Kraus
«Quella della Libraia di Auschwitz è una storia di resilienza: perciò, a dispetto degli orrori che rievoca, resta un libro di grande ispirazione. Una lettura necessaria e indimenticabile.» - The Sunday Times
A soli tredici anni Dita viene deportata ad Auschwitz insieme alla madre e rinchiusa nel settore denominato Campo per famiglie (tenuto in piedi dalle SS per dimostrare al resto del mondo che quello non fosse un campo di sterminio): quello che conteneva il Blocco 31, supervisionato dal famigerato “Angelo della morte”, il dottor Mengele. Qui Dita accetta di prendersi cura di alcuni libri contrabbandati dai prigionieri. Si tratta di un incarico pericoloso, perché gli aguzzini delle SS non esiterebbero a punirla duramente, una volta scoperta. Dita descrive con parole di una straordinaria forza e senza mezzi termini le condizioni dei campi di concentramento, i soprusi, la paura e le prevaricazioni a cui erano sottoposti tutti i giorni gli internati. Racconta di come decise di diventare la custode di pochi preziosissimi libri: uno straordinario simbolo di speranza, nel momento più buio dell’umanità. Bellissime e commoventi, infine, le pagine sulla liberazione dei campi e del suo incontro casuale con Otto B Kraus, divenuto suo marito dopo la guerra. Parte della storia di Dita è stata raccontata in forma romanzata nel bestseller internazionale "La biblioteca più piccola del mondo", di Antonio Iturbe, ma finalmente possiamo conoscerla per intero, dalla sua vera voce.
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Anno edizione:2022
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Arianna 29 maggio 2026Assolutamente da leggere
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Alessandra 07 maggio 2026La libraia di Auschwitz
Massimo rispetto per la storia raccontata, ma devo ammettere di aver fatto molto fatica a portare a termine la lettura di questo libro. Peccato
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Roxanne 16 agosto 2025La libraia di Auschwitz
Chiarisco subito che ho dato tre stelle per il modo in cui è stato scritto, è un'autobiografia, ma a me è risultato meccanico, privo di emozioni. Non sono riuscita a finirlo. Mi dispiace moltissimo. Comprendo perfettamente la difficoltà nel raccontare, ma come anche Dita Kraus ha specificato "non esistono parole in nessuna lingua che possano spiegare quello che hanno vissuto".
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