Il senso di una fine - Julian Barnes - copertina
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Letteratura: Gran Bretagna
Il senso di una fine
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Descrizione


«La nostra vita non è la nostra vita, ma solo la storia che ne abbiamo raccontato.»

«"Il senso di una fine è uno di quei romanzi che nascono già eterni. Sembra scritto sotto giuramento: dice la verità, nient'altro che la verità... Bellissimo, bellissimo, bellissimo» – Antonio D'Orrico

La vita di Tony Webster è stata un fiume relativamente tranquillo, da costeggiare al riparo di scelte ragionevoli e sistematici oblii. Ora però la lettera di un avvocato che gli annuncia un'inattesa quanto enigmatica eredità sommuove il termitaio poroso del passato, e il tempo irrompe nella noia del presente sotto forma di parole risalenti all'adolescenza, quando Tony procedeva all'educazione morale, sentimentale e sessuale che ne avrebbe fatto, inavvertitamente come spesso accade, l'adulto che è. Il percorso a ritroso nelle zone d'ombra della vita, con i suoi dolori inesplorati e i suoi segreti, diventa cosi riflessione sulla fallacia della storia, "quella certezza che prende consistenza là dove le imperfezioni della memoria incontrano le inadeguatezze della documentazione", secondo il geniale amico dei tempi del liceo, Adrian Finn. Ed è dunque a quel punto di congiunzione, ai ricordi imperfetti come ai documenti inadeguati, che il vecchio Tony deve ora guardare per comprendere le vicissitudini del Tony giovane. Come ha potuto la ragazza di allora, Veronica Ford, preferirgli l'amico raffinato e brillante, Adrian? Ci sono solo Camus e Wittgenstein dietro l'estrema decisione di Adrian? Da che cosa ha voluto metterlo in guardia tanti anni prima la madre della ragazza? Perché a distanza di quarant'anni Veronica ritorna nella sua vita con un bagaglio di silenzi e il rifiuto di dargli ciò che è suo? Gli indizi da studiare tessono un filo d'Arianna di reminiscenze inaffidabili.

Dettagli

Tascabile
7 marzo 2014
160 p., Brossura
The sense of an ending
9788806220808

Valutazioni e recensioni

  • Bruno Izzo
    La vita che ci raccontiamo

    Un bel libro, una storia piacevole, quasi una sorta di “eravamo quattro amici al bar”, alla Gino Paoli. Perché, certo, qui si parla di amicizia, infine, di legami nati da ragazzini con i pari età, spesso più forti di quelli parentali. Se non fosse, però, che qui si racconta meglio anche di altro, di più: del ricordo di quegli anni. Come sempre accade quando ci si incontra con persone, non necessariamente amici intimi, con i quali non ci si vede più da una eternità, il confine tra quello che avvenne davvero nei bei tempi andati, e quello che ci raccontiamo, o ci piace raccontare, più spesso non coincide mai. Come dire, la realtà è ben diversa dalla storia con cui a suo tempo hai fatto i conti di persona; ne risulta un’altra narrazione, magari te la sei serbata in testa a modo tuo, con certezze granitiche, ma che sono però solo tue. Personali, più che parziali. La vita è una per ciascuno, ognuno a suo modo. Un accumulo di esperienze, di emozioni, di imprese, di maturazione, di assunzione di responsabilità, un fluire di fattori nel tempo, la corrente dell’esistenza ti porta, talora ti travolge. Decidi tu della tua vita, puoi accumularne i fatti, o fare in modo da sviluppare tu le situazioni, la stessa differenza che c’è tra addizione e crescita, che non sono assolutamente la stessa cosa. Più che parziale, il senso della nostra vita è personale. Comprensibile a quella persona, forse nemmeno a lui, certamente non ad altri. Nemmeno ai più vicini. Invece, come la ricordiamo, e ce la raccontiamo, è altro, è ridondante di aggiunte e particolari sempre nuovi, veri o inventati che siano, o solo immaginati o creduti tali. In sintesi: da giovani ci inventiamo un futuro diverso per noi stessi; da vecchi, un passato diverso per gli altri. Perché l’età non ci addolcisce: se la vita non è obbligata a promuovere il merito, perché dovrebbe fornirci calore e conforto sul finire dei nostri giorni? La fine un suo senso non ha.

  • Mr_Nicola

    Non è di facile lettura. Trova che ci siano molti concetti filosofici e un linguaggio molto ricercato e non di facile comprensione. Il finale è sorprendente e induce ad un'intima riflessione

  • Fedi
    Libro insipido

    Non mi ha lasciato granchè e non mi ha coinvolta particolarmente

Conosci l'autore

Foto di Julian Barnes

Julian Barnes

1946, Leicester

Figlio di due insegnanti di francese, Julian Barnes si è trasferito da Leicester a Londra da piccolissimo. Ha studiato alla City of London School e al Magdalen College di Oxford, ha poi collaborato come lessicografo con l'Oxford English Dictionary. In seguito ha lavorato come redattore letterario e critico cinematografico per riviste come «New Statesman», «New Review», «The Observer» «Sunday Times» e, più tardi, come corrispondente estero per «The New Yorker».Tra le sue opere, tutte pubblicate in Italia da Einaudi (ma negli anni '90 da Rizzoli), ricordiamo Storia del mondo in 10 capitoli e 1/2 (1997 e 2013), Oltremanica (1997), Amore, ecc. (1998 e 2013), England, England (2000), Amore, dieci anni dopo (2004 e 2014),...

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