Un giovane Saramago, attraverso una narrazione segnata da una pungente ironia, critica le strutture della società portoghese degli anni ’50, mettendo in luce le contraddizioni interne delle famiglie che abitavano gli spazi concessi dalla dittatura di Salazar. Particolarmente interessanti — considerando che lo scrittore è un trentenne nato nella campagna portoghese nel 1922 — sono i riferimenti e le critiche rivolte alle dinamiche patriarcali e al ruolo ridicolo e contraddittorio assegnato alle donne in quegli anni. Si tratta indubbiamente di uno stile di scrittura meno maturo, più radicato nella realtà che circondava l’autore, eppure, in termini di pensiero critico e analisi, non ha nulla da invidiare al Saramago successivo. In definitiva, è un altro grande libro di uno dei maestri del pensiero critico contemporaneo.
L'azione si svolge a Lisbona a metà del XX secolo, in un palazzo di un quartiere popolare non meglio identificato dove vivono sei famiglie. Su questa scena si animano personaggi minati da tristezza e rimpianto le cui esistenze paiono ravvivarsi solo per l'improvvisa eco di un concerto di musica classica trasmesso alla radio o per l'instancabile elaborazione delle strategie, fatte di piccole ipocrisie e compromessi, con cui si tenta di fugare la minaccia dell'indigenza o di realizzare le aspirazioni conformiste della piccola borghesia. Un universo di mantenute, mogli tradite e dolenti, uomini sconfitti dalla vita che hanno rinunciato al futuro a cui fanno da contrappunto gli inserti del diario di una giovane sognatrice, vittima di una vicenda dalla morbosità inaspettata, o ancora le pagine di grande letteratura disseminate in forma di citazioni, ma soprattutto, gli ideali del protagonista Abel, giovane intellettuale libertario, figura paradigmatica di un determinato universo politico, specie considerando il contesto in cui il romanzo fu scritto, ovvero il Portogallo salazarista, paese isolato, retrivo e misero dominato da una dittatura fascista. Palesemente debitore della tradizione del grande romanzo russo da un lato e della coeva generazione dei neorealisti portoghesi dall'altro, "Lucernario" mostra evidenti le qualità destinate a caratterizzare il corpus del Saramago più noto: profondo scavo psicologico dei personaggi, grande respiro narrativo, capacità di catturare l'attenzione del lettore.
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Anno edizione:2013
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Formato:Tascabile
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Francesco 11 gennaio 2026
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arilia2003 20 marzo 2025Saramago gli albori
La sensazione che ho avuto leggendo Lucernario è stata quella ( più che in altri libri) di spiare da un buco della serratura o di avere un grosso occhio di buio teatrale puntato su una casa senza muria. Mi sono chiesta spesso cosa potesse essere non piaciuto di questo libro per non arrivare a pubblicarlo. Forse per l’epoca a tratti scabroso? I dialoghi tra Silvestre e Abel sulla vita eccellenti se si pensa che il confronto tra due generazioni diverse non è mai troppo semplice ma sempre interessante. E poi lo smarrimento iniziale e il piacere della libertà che, con tutti le sensazioni che provoca e viene descritto psicologicamente alla perfezione. Nelle miriadi di emozioni descritte con maestra dall'autore emergono i sentimenti Henrique, un bambino che osserva i comportamenti dei genitori rimanendo sospeso tra l'amore di due persone che non vogliono più stare insieme ( una roba attualissima in ogni epoca ). E poi c'è l’affascinante Lidia stretta tra la morsa di un amante benestante e una madre opportunista. E i bellissimi dialoghi tra il giovane Abel e l'attempato Silvestre sul senso della vita che fanno da sfondo a tutte queste vite che si intrecciano a suon di "rumori" e "rumors " tipici della vita di condominio , Da leggere e rileggere. Personaggi che fanno innamorare narrativa fluida. Un libro da tenere in casa.
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Tommaso 28 dicembre 2024
un libro postumo che racconta la dignità e le contraddizioni dell’esistenza quotidiana
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