Sebbene ci si possa aspettare una dolorosa ed affascinante confessione autobiografica, presto si scopre che D'Annunzio si sforza in ogni modo di impreziosire la sua prosa con orpelli retorici che rendono il resoconto pesante e di difficile lettura - confezionando una narrazione fuori dal tempo, inutilmente inghirlandata e lontana da qualunque modernità. Il poeta, insomma, si confessa debole ma sempre attraverso quel linguaggio aristocratico e altisonante che lo contraddistingue. Si salvano alcuni passi interessanti - alcuni scorci intimistici che vale comunque la pena leggere
Notturno
D’Annunzio compose il "Notturno" nel 1916, nel buio della sua dimora veneziana, costretto all'oscurità a causa delle gravi ferite agli occhi riportate in un incidente aereo. Tre mesi di cecità forzata, durante i quali il poeta affida i suoi pensieri a sottili striscioline di carta, le «liste sibilline», raccolte e risistemate dalla figlia Renata, e pubblicate nel 1921. Un’opera diversa rispetto alla precedente produzione dannunziana e fortemente introspettiva, in cui si intrecciano temi e piani cronologici diversi: la malattia del presente, la guerra appena vissuta, i ricordi d’infanzia legati all'Abruzzo e alla madre. Un’opera intima e riflessiva, dalla prosa frammentaria e a tratti allucinata: caratteristiche che ne accrescono il fascino, rendendola moderna e quasi cinematografica.
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Anno edizione:2020
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