Tondelli racconta le storie della propria gioventù e dei suoi coetanei: storie di gruppi, più che di individui, che legittimano l'adozione di una vera e propria soggettività plurale, di un "noi" narrativo che trasforma l'opera in un ritratto generazionale. Il testo raccoglie sei racconti ambientati negli anni Settanta, nei quali un gruppo di giovani vive l'iniziazione alla vita, al sesso, ai sentimenti, alla droga, alle lotte studentesche e al viaggio, esperienze tipiche di quella generazione che fu protagonista del Movimento del Settantasette. Il "noi" narrativo ne fa un romanzo in cui la lotta contro le ideologie diventa una lotta collettiva, all'insegna della riscoperta dei valori e della cancellazione dei confini tracciati dalle definizioni. Il linguaggio è molto diretto, talvolta blasfemo, ma sempre coerente con il contesto. I punti di ritrovo, che si tratti del Postoristoro, del Cineteatro Lux o del marciapiede delle Splash, sono luoghi nei quali convergono mondi emarginati, come transessuali, tossicodipendenti e omosessuali. Tondelli affronta tutte queste tematiche senza formalismi né tabù, restituendo una fotografia della realtà lucida e spoglia di pregiudizi. È d'obbligo una considerazione: certe esistenze umane, perennemente sul filo del rasoio e assai fuori dal comune, non possono che essere raccontate e rappresentate attraverso un linguaggio forte, intenso, doloroso e, a tratti, davvero disturbante. L'opera di Tondelli è la fedele fotografia di uno spaccato degli anni Settanta, durante i quali lotte e ribellioni, all'interno di una società fortemente perbenista, erano all'ordine del giorno. È un periodo che ho vissuto anch'io, ma nel quale ero troppo piccolo per comprenderne pienamente il significato.
Altri libertini
Libro d’apertura degli anni ottanta, tra il riflusso del ‘77 e le crepe della provincia emiliana, Altri libertini segna un punto di rottura per la sua lingua nuova – parlata, sporca, musicale – e compone, in un mosaico di notti, treni e camere d’affitto, il volto di una generazione che usa il desiderio come forma di conoscenza, la provincia come centro, lo sbandamento come postura.
«Senti amico mio bisogna gettarsi nelle strade senza tante scene o riflettori, bisogna cercare soltanto una frontiera e un limite da scavalcare.»
Sei storie che si richiamano come brani dello stesso album. In stazioni e pensioni, bar di provincia e autostrade, Altri libertini segue ragazze e ragazzi che imparano il mondo attraverso la parola e la carne: amori lampo, amicizie assolute, lavori provvisori, partenze e ritorni. Un viaggio senza mappa, che si snoda su treni notturni fra soste non previste e incontri di fortuna, e dove il corpo diventa cartina del tempo. In questo “romanzo per episodi”, come lo stesso Tondelli amava definirlo, si scrive come si parla, mescolando gerghi, dialetto, inglesismi, citazioni pop. Una prosa che si sporca per aderire al reale, che sbanda e si raddrizza. Un linguaggio che cresce con i suoi protagonisti. Seguendo il disegno dei racconti, viene a profilarsi l’Italia di fine anni settanta, con le sue province che spingono a fuggire ma inevitabilmente trattengono a sé, con Bologna città-laboratorio. Dentro questa geografia emotiva fatta di periferie luminose, i personaggi si sfiorano, cambiano luce e si trasformano lasciandosi portare dal flusso degli eventi: una stanza in affitto, una canzone alla radio, un’alba in autogrill. L’oscenità non è posa, è frizione col reale; la bestemmia diventa un buco d’aria nella morale. Ciò che resta, alla fine, è la tenerezza: l’ostinazione di chi trova una casa nella parola, e nella parola la possibilità di dirsi senza chiedere permesso.
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Anno edizione:2026
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Formato:Tascabile
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Lettere_d_inchiostro 24 settembre 2026una finestra sugli anni 70
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Desso 01 settembre 2026Recensione
Molto bello
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frainteso ed eletto a manifesto di una generazione, in realtà uno dei più begli esempi di come dolcezza e crudeltà si scambino l'anello.
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