Un’epidemia di quello che verrà chiamato “mal bianco”. Priva della vista la società, che si disgrega, perde la sua struttura e si rimodella su necessità e valori diversi. Romanzo che, alla luce della pandemia, ridiventa attuale e fa ripensare a quel “ne usciremo migliori” smentito dai fatti. Straniante, anche per la scelta di non dare nome a nessuno personaggio. Avvincente, ma non di facile lettura, per la struttura narrativa priva di punteggiatura sui dialoghi, ne ho trovato un po' deludente il finale.
Cecità
Saramago racconta la caduta e la cura, lasciando che le voci si sovrappongano come in un respiro comune, e la cecità che contagia i corpi non può che chiamare in causa la nostra distrazione morale: perché quando la luce si spegne non basta “vedere” – occorre guardare. È lì, in quella attenzione costante verso l’altro, che il romanzo apre la sua domanda più semplice e più urgente: che cosa ci conserva umani quando tutto intorno si fa opaco?
«Essere un fantasma dev’essere questo, avere la certezza che la vita esiste, perché ce lo dicono quattro sensi, e non poterla vedere.»
Prima un uomo al semaforo, poi chi lo accompagna a casa, poi il medico che lo visita: un bianco lattiginoso dilaga, improvviso e inspiegabile, negli occhi delle persone, e la città decide di isolare i contagiati in un manicomio abbandonato. Là dentro, tra brandelli di regole e paura, si raduna un piccolo gruppo che prova a salvare una forma di umanità: il medico oculista, la moglie che continua a vedere e tace, la ragazza dagli occhiali scuri, il vecchio con la benda nera, il primo cieco, un bambino terrorizzato. La fame detta gerarchie, il linguaggio inciampa, i passi imparano a fidarsi di una voce. Fuori, la civiltà vacilla. Strade e case si sfaldano, il cane delle lacrime fiuta il dolore e segue chi ha bisogno di lui. La donna che vede guida i compagni attraverso una città divenuta labirinto, dove ogni gesto – condividere o negare un pezzo di pane, riempire d’acqua una busta di plastica, tendere la mano per afferrarne un’altra, che cerca – decide da che parte stare.
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Anno edizione:2026
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Formato:Tascabile
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Raser 06 ottobre 2026Attualissimo
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ElDoxe 19 settembre 2026Saramago una garanzia!
Quando il mondo diventa cieco, crolla la vernice della civiltà e resta la barbarie del più forte, ma anche la resistenza ostinata di chi continua a vedere l'umanità nell'orrore. Ennesimo capolavoro del genio Saramago.
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Ely 10 settembre 2026Un saggio sulla cecità
Cecità merita pienamente la sua fama. E forse il titolo originale restituisce ancora meglio ciò che Saramago costruisce: non soltanto un romanzo, ma una sorta di saggio etico sulla cecità, intesa ben oltre la semplice perdita della vista. La paura arriva innanzitutto da qualcosa di profondamente umano: cosa accade a chi, abituato a possedere le proprie facoltà e a governare la propria vita, si ritrova improvvisamente incapace di orientarsi nel mondo? E se non esistesse una cura? Se insieme alla vista si perdessero la casa, il cibo, la sicurezza, l'autonomia? È da questa paura che Saramago fa precipitare progressivamente ogni certezza. E poi c'è l'uomo, che da sempre si considera superiore al resto del regno animale. Privato della vista, però, si ritrova a confrontarsi con la propria componente più istintiva: la ricerca disperata del cibo, la sporcizia, le funzioni corporee, la violenza fisica e sessuale, l'abbandono. Gli esseri umani finiscono per muoversi come bestie, senza più riuscire a riconoscere nell'altro un proprio simile, ma un rivale per la propria sopravvivenza. Ed è qui che il romanzo diventa un'indagine spietata sull'etica: quanto rimane della morale di cui tanto ci vantiamo quando la necessità della sopravvivenza prende il sopravvento? Nel mondo del mal bianco, due occhi continuano a vedere. Ma vedere non è affatto una fortuna. La moglie del medico è costretta a guardare ciò che gli altri non possono vedere e, proprio per questo, assume una responsabilità che nessuno le ha chiesto. In un mondo che ha perso persino i nomi, lei continua a prendersi cura di chi non può farlo da sé. E allora arriva la domanda più inquietante: tutti diciamo che, se fossimo stati lei, avremmo scelto di vedere e aiutare. Ma ne siamo davvero sicuri?
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