Veramente molto truce, certe descrizioni particolareggiate sembrano proprio messe lì solo per disturbare; e la storia, parecchio dispersiva per come viene raccontata, non ha né capo né coda.
L'ultima estate di innocenza
È un'estate strana, piena di sole accecante e di temporali improvvisi. È l'estate di Lisa, che ha tredici anni e non parla. Ha smesso un giorno di febbraio. Il giorno in cui non è tornata a casa da scuola fino a notte inoltrata. Il giorno che sua madre Roberta cerca disperatamente di ricostruire, per poter finalmente colmare il muro di silenzio che da allora le tiene distanti. È l'estate di Michele Ferrara che si sveglia dal coma dopo sei mesi. E che non ricorda quasi nulla della sua vita passata. Niente dell'incidente che lo ha spedito nel buio di una notte di neve. Niente dell'uomo che era e che ritrova piano piano, scoprendo un altro se stesso che non conosce più. E che gli fa paura. È l'estate di Nicola Zanardi, che fa il fotografo e ritorna dall'Iraq. Con una donna da dimenticare, un amico morto in un attentato e una valigia scambiata che nasconde fotografie che nessuno dovrebbe vedere. E che molti vorrebbero avere. È l'estate di Giovanni Marra, poliziotto con troppi ricordi, e del corpo di una bambina che mezza Italia sta cercando, riaffiorato all'improvviso dalla terra di un parco. E di altre morti strane e sospette arrivate senza un motivo apparente a disegnare una trama difficile da decifrare. Storie che sembrano distanti tra loro, ma che si riveleranno strettamente intrecciate una all'altra. Finché ognuno dovrà fare i conti con un presente diventato troppo pericoloso.
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Anno edizione:2008
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CARLO TURCO 27 marzo 2007
L’ultima estate di innocenza di Patrick Fogli si rivela una lettura pretenziosa quanto insopportabile. Apparentemente ponderoso (572 pagine), il testo in realtà è frammentato in capoversi di poche parole in modo arbitrario, privo di funzionalità rispetto al ritmo narrativo. Il periodare ricorre ad anacoluti, o mere sciatterie sintattico-grammaticali, con risultati involontariamente comici. Rende arduo appassionarsi alla storia un’incredibile ridondanza di metafore e similitudini, quasi in ogni pagina, nella ricerca di effetti iperbolici e sbalorditivi, bislacchi ed irritanti. Il tutto condito da vezzi semantici (le porte non vengono chiuse, bensì sigillate; si ascolta il ticchettare di pomodoro, lacrime, sudore e sangue, mentre i tacchi femminili tintinnano) e da meraviglie dell’impossibile (una stanza chiusa da tutti i lati, il personaggio che si siede sul corpo dell’altro piantandogli un ginocchio nello stomaco). Il linguaggio usato è sempre identico, indipendentemente dal personaggio dal cui punto di vista si svolge la narrazione: quindi l’intenzione vivacizzante dell’alternarsi di voci narranti, in prima e terza persona, rimane artificiosa. Non da meno sono gli elementi di alienante confusione sul piano dei contenuti. Un quotidiano datato 1 settembre 2006 accenna all’assassinio di Sara Parmeggiani di dieci giorni prima, mentre sappiamo che esso risale al 21 agosto 2004: e vengono attentamente esaminati i tabulati delle telefonate della stessa Parmeggiani a partire dal Settembre 2004 e tutti i mesi successivi sino alla sua morte. Secondo un brillante ispettore di polizia 110 cd, contando dalle 1000 alle 1500 foto ciascuno, contengono 200.000 foto. Il Commissario Marra è in grado di individuare il genere femminile non solo nei nomi, ma persino nei cognomi. E la macchina fotografica di Nicola Zanardi riesce persino a fissare sul fotogramma l’immagine del busto del povero Abdel che corre incontro all’onda d’urto. Che altro dire?
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