Ambientato alle soglie della Grande Guerra, il romanzo racconta la storia di Tina Thaler, personaggio enigmatico già apparso ne La stanza delle mele. Tina vive con i genitori a Larcionei, un piccolo paese rurale ai piedi delle Dolomiti. È il 1913 e, durante la messa dei Morti, la bambina scompare misteriosamente. Dopo una notte di inutili ricerche nei boschi, ricompare il giorno seguente senza ricordare nulla. Da quel momento, gli abitanti iniziano a considerarla maledetta, quasi una strega. Isolata ed emarginata, Tina trova rifugio tra i boschi del monte Pore, dove cresce a stretto contatto con la natura e gli animali selvatici. Coraggiosa, silenziosa e diversa da chiunque altro, diventerà col tempo una figura leggendaria: l’ultima lupa delle Dolomiti. Attraverso questa storia, ambientata molti anni prima rispetto a La stanza delle mele, Matteo Righetto approfondisce uno dei personaggi più affascinanti del suo universo narrativo. Tina sente da sempre un legame profondo con ciò che è selvatico, come se appartenesse più ai boschi che al mondo degli uomini. Quando il padre parte per il fronte e la madre si ammala, sarà proprio la montagna a diventare il suo unico rifugio. Crescendo, il richiamo della natura diventerà sempre più forte, fino a costringerla a scegliere a quale mondo appartenere davvero. Nonostante la narrazione segua il suo punto di vista, Tina rimane avvolta da un costante alone di mistero, elemento che rende il romanzo ancora più suggestivo. In poco più di duecento pagine, la scrittura riesce a trasportare il lettore tra i larici, i ruscelli e i silenzi delle Dolomiti, facendo quasi percepire il vento tra gli alberi, l’odore della pioggia e il richiamo degli animali nella notte. Più che un semplice romanzo, questa storia è un inno alla natura e ai suoi misteri, un invito a rispettarla e ad ascoltarla, invece di limitarci a sfruttarla. Qui la Natura è protagonista assoluta, e Tina è una delle poche persone davvero capaci di comprenderne la voce.
Il sentiero selvatico
“Non cerco fama, gloria né vanità. Non cerco giustizia se non quella che mi insegna la montagna. Non cerco che me.” Piove da più di un mese a Larcionèi ma, nonostante l’acqua, la comunità si riunisce per la messa del giorno dei morti. È il 1913, e alla funzione partecipano anche i Thaler con la loro unica figlia, Tina. Nel mezzo della liturgia, però, la bimba sparisce nel nulla, scatenando una ricerca disperata tra fango e pioggia che si protrae fino a tarda notte. Il giorno dopo, nell‘esatto momento in cui smette di piovere, la bambina riappare senza un graffio, sostenendo di non ricordare niente di quanto è successo. Non ci vuole molto perché le malelingue del paese la additino come strìa, una strega, e di fronte a questa malignità cieca Tina ripiega nei boschi del monte Pore, coi suoi torrenti e le sue leggende. Qui, la bambina scopre se stessa e inizia un cammino che la porterà, da adulta, ad allontanarsi dal paese e abbracciare la sua natura selvaggia a custodia dello spirito delle montagne: l’ultima lupa delle Dolomiti. Tina Thaler, uno dei personaggi più amati di Righetto, torna qui in un momento critico, quando le foreste vengono abbattute, le famiglie smembrate dalla Grande guerra e l’identità ladina sperperata dai capricci della Storia. In questo romanzo intriso di magia e tradizioni arcaiche, Righetto ci ricorda quanto stretto sia il legame tra il destino degli esseri umani e quello delle piante e degli animali che li circondano.
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Lingua:Italiano
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annusatricedilibri_ 24 maggio 2026A chi ama la Natura
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