Quello che mi ha realmente colpito di questa opera è che sia stata scritta da un uomo. Verga, infatti, dimostra una sensibilità senza paragoni. Non è cosa da tutti gli autori riuscire ad immedesimarsi nelle vesti di una giovane monaca innamorata e condannata a morire di crepacuore come un uccellino in gabbia. Un urlo disperato ed inascoltato. Una donna innamorata ma abbandonata al suo destino. Un destino scelto dagli altri a cui non riesce ad opporsi. Un classico dal testo struggente, impossibile da trascurare.
Storia di una capinera
Ambientato in una cornice di vita borghese siciliana, Storia di una capinera (1869) è incentrato sull'infelice vicenda d'amore di una ragazza che la consuetudine dell'ambiente e del costume dell'epoca vogliono destinata alla vita consacrata. Maria è una novizia che, trovandosi per cause di forza maggiore fuori dal convento in cui vive, si mette quasi quotidianamente a scrivere all'amica Marianna. Le parla di sé, della sua famiglia, della vita che conduce in campagna e soprattutto della gioia dell'amore, pudicamente vissuta, che le fa scoprire una felicità e un turbamento mai provati prima. Ma il sentimento di Maria si trasformerà in passione, poi in gelosia e ossessione, in un viaggio vertiginoso e inarrestabile verso la follia.
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Autore:
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Anno edizione:2017
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Formato:Tascabile
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La capinera ritratta da Verga nel 1869 è la giovane Maria, costretta ad una monacazione forzata per volere della famiglia. La narrazione in forma epistolare, sfocia in un monologo di un'intensità stupefacente, dove la voce della sventurata Maria si racconta, si illumina, si infiamma, si smorza. Le parole della protagonista rispecchiano fedelmente la sua anima, sono dapprima sussurri di speranza, poi diventano grida di dolore. Quello che la penna dell'autore riesce a rappresentare è il supplizio di una donna. “Storia di una capinera” è un romanzo pienamente riuscito che ancora oggi, trasmette emozioni forti e nette, provocando una sensazione di soffocamento nel lettore di pari passo con il consolidarsi della clausura della piccola capinera e dell'affievolirsi della sua voce.
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Verga si lascia ispirare dalla tenebrosa storia di suor Virginia de Leyva, la notissima monaca di Monza, per trasportare il lettore nelle pieghe di un'altra vita sacrificata. Tramite l'espediente narrativo del romanzo epistolare, il dipanarsi della vicenda è presentato tramite lo sguardo di una giovane educanda destinata al chiostro. Il lettore viene avvolto e trascinato in un vortice di slanci, ripensamenti, aneliti, angosce: un gioco di luci ed ombre che ritrae la rovina di un'anima, fino alla china della follia nel classico paradigma eros-thanatos. La capinera è destinata alle profondità del cielo, non alla meschina ristrettezza di una gabbia. Un romanzo breve, intensissimo, che si legge in un pomeriggio, scorrevole e appassionante. Sicuramente di più facile accesso rispetto ai "Malavoglia".
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