Una bella storia vivace e avvincente. Bella anche la scrittura ma ogni tanto ho avuto l'impressione che si perda in inutile macchinosità: certe frasi sono un po' forzate quasi per apparire più particolari e complesse. Anche personaggi e dialoghi un po' piattini e artificiosi.
È il 1975. Mimì Orlando ha quindici anni quando è costretta a lasciare la Puglia dorata per seguire il padre nella grande fabbrica svizzera che produce lu ternitti: l'eternit, promessa di ricchezza per migliaia di emigranti. Per Mimì quelli al Nord sono gli anni del vetro, del freddo che ghiaccia le cose e le persone. Ma anche quelli della passione segreta per Ippazio, diciotto anni, tra le dita già corrose dall'amianto un fiammifero acceso nella notte per rubare uno sguardo, un istante d'amore... Anni Novanta. Mimì è di nuovo in Puglia. Ha una figlia adolescente, Arianna, poco più giovane di lei. Ma accanto a loro non ci sono uomini, per Arianna non c'è un padre. Madre anticonformista e leale, compagna indomita per le sue colleghe in fabbrica e per tutti coloro che accompagna fino alla soglia dell'ultimo respiro roso dal mesotelioma da amianto, è una donna che sa parlare con le proprie inquietudini e paure ma anche - ascoltando le voci degli antenati che sempre la accompagnano - guardare al futuro senza piegarsi mai. "Ternitti" in dialetto significa anche tetto, e il destino vorrà che questa parola sia il sigillo di una vita intera: proprio su un tetto, finalmente a contatto col cielo, Mimì saprà riscattare la sua gente e forse anche il suo amore. La vicenda di un popolo tenace, la tragedia del lavoro che nutre e uccide, la meschinità di un uomo e la fierezza di una donna: tutto si compone con la semplice necessità delle umane cose in un romanzo luminoso e maturo.
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Anno edizione:2012
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Enrico 04 luglio 2025Bella storia ma manca qualcosa
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Vale 24 agosto 2022
Un po’ deludente rispetto a Spatriati
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MARA MAGGIORA 02 marzo 2017
Ho amato molto il tipo di scrittura di questo libro, ho sentito forte l'odore del mare ed assaporato con l'immaginazione una terra che ancora non conosco, il nostro Sud. Per il suo modo di scrivere penso che l’autore potrebbe essere un discreto poeta (anche se non ho ancora letto nulla della sua produzione poetica). Tuttavia la trama non mi ha convinta, ho fatto fatica a seguire i salti spazio/temporali e a collocare gli avvenimenti nel loro contesto, sembra quasi che le vicende narrate siano ambientate durante la Rivoluzione Industriale. Pensavo inoltre che toccasse un po' di più il tema dell'Eternit e dei suoi effetti sulla salute di minatori e operai, che ci fosse maggiore denuncia insomma. Ho comunque trovato molto bello il personaggio di Mimì, e sofferto per il triste tracollo di Ippazio: lo credevo caratterialmente più forte. In generale però non è riuscito a coinvolgermi profondamente...
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