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Undici pianeti - Mahmud Darwish - copertina
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Undici pianeti - Mahmud Darwish - copertina
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Descrizione


"Undici pianeti" è un testo legato a una data chiave per la storia araba e mondiale, il 1492, anno della scoperta dell'America e dell'espulsione di musulmani ed ebrei dall'Andalusia. Questi eventi sono i temi su cui ruotano le prime due parti dell'opera, "Undici pianeti sull'ultima scena andalusa" e "Penultimo discorso del «pellerossa» all'uomo bianco"; Darwish, recuperando la storia dell'esilio andaluso e quella dello sterminio degli indiani d'America, racconta il tragico destino del popolo palestinese. Il poeta "ritorna" al mito e alla storia cananea in "Una pietra cananea nel Mar Morto" e in "Sceglieremo Sofocle" in cui (ri)costruisce le fondamenta dell'identità del popolo palestinese per riaffermare la sua esistenza. L'esilio nell'amore è l'esperienza narrata in "L'inverno di Rita", mentre l'ultimo componimento, "Un cavallo per lo straniero", è un'elegia per un poeta iracheno, che diviene elegia per l'intero Iraq, "assassinato" nella guerra del Golfo del 1991.
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Dettagli

2018
8 marzo 2018
85 p., Brossura
9788878016040

Valutazioni e recensioni

GABRIELLA BALLARINI
Recensioni: 5/5

Per leggere “Undici Pianeti” di Mahmud Darwish è necessario seguire alcune regole di base: 1 - Si parte dalla postfazione meravigliosa di Silvia Moresi. 2 - Si continua leggendo la prefazione di Jolanda Guardi. 3 - Si prende in mano una matita (o una penna per chi incide i libri di parole indelebili) e si iniziano a leggere le poesie di Darwish. Quello che potrebbe succedervi è che da quello che leggete, senza preavviso, possa nascere una cosa così: Separeremo i nostri giorni dagli alberi, l’odore del caffè canterà la nostra partenza. Questa terra non è il mio cielo, ma questa sera mi appartiene, come l’acqua nello specchio. Abbracciami e nascerò una seconda volta. Chi seminerà in noi le parole dell’erranza? Camminavo verso il me stesso racchiuso negli altri Ed eccomi qua. Smarrisco me stesso e anche gli altri. Tu.Tu sei la mia memoria. Ma il mio cuore è pesante, Lascialo qui, vicino alla tua casa. Dell’amore, voglio solo l’inizio. I nostri nomi, alberi di parole divine. Abbiamo camminato scalzi per sfiorare L’anima delle pietre. Noi, che guarderemo la terra attraverso le sue pietre. E così il mio tempo, mi separa dal mio luogo. Io, lontano dalle mie parole. Invano cerco la mia assenza. Un poeta, è necessario. Io sono io, tu sei tu? …. E le parole potrebbero non finire mai, ma finiscono qui. Undici Pianeti è un libro da sentire tra le mani, da mettere in borsa e leggere sempre. Perché l’amore e l’esilio vivono dentro ad ognuno di noi e l’invito della traduttrice è che il lettore possa trovare una possibilità, nella poesia. Possa trovare le parole della rivoluzione personale, la poesia è un luogo, l’oblio non è un’opzione. Grazie per quest’opera di rara dolcezza, per queste pagine di incontri, di tempo come movimento circolare, di mondi che sovrastano mondi dove la morte non lascia in pace i vivi e vive nel ricordo di chi si prepara per arrivare. Potresti essere anche tu.

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Mahmud Darwish

1941, al-Birweh, Galilea

Poeta palestinese. Tornato semiclandestinamente in patria nel 1948, dopo un esilio forzato in Libano, trovò il villaggio natale raso al suolo. Il suo impegno politico, che si manifesta anche nell’attività giornalistica, gli ha causato numerosi arresti e lo ha costretto a vagare a lungo da un paese all’altro. Durante la permanenza a Beirut, approdo di esuli e intellettuali non solo arabi, entra in contatto con la letteratura internazionale. Il suo linguaggio poetico attinge alle lotte, alla solitudine, alle sofferenze del vissuto quotidiano traducendo la condizione palestinese in un’esperienza umana di valore universale.Considerato tra i più grandi poeti arabi contemporanei, ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti internazionali, come il Lannan Foundation...

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