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Recensioni Atlante delle emozioni umane. 156 emozioni che hai provato, che non sai di aver provato, che non proverai mai

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    16/01/2020 11:37:10

    Un panorama scientificamente accurato dei nostri sentimenti. Etimologia di ciascuna voce e risvolti psicologici. Veramente ben fatto. Bella rilegatura e pagine spesse.

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    25/10/2019 15:27:22

    Alcune voci sono un po' tirate via, poco complete. Interessanti le voci derivanti da lessici non in lingua italiana. E la differenza tra emozioni e sentimenti?

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    22/09/2018 10:28:05

    Atlante delle emozioni umane è l’epico tributo che la storica culturale Tiffany Watt Smith rende all’universalità delle sensazioni umane. Il sottotitolo dell’edizione UTET (traduzione di Violetta Bellocchio) è “156 emozioni che hai provato, che non sai di aver provato, che non proverai mai“. Non solo un’antologia antropologica, dunque, ma un vero dizionario di autoiauto nonostante le frecciate scoccate dall’autrice verso questi manuali (si veda alla voce Felicità). La tentazione di dare del tu al lettore e di dispensargli consigli è però troppo forte. L’introduzione ci addentra adeguatamente alla classificazione che abbiamo fra le mani, instabile come il suo oggetto di ricerca. Dalla A alla Z vengono passate in rassegna tutte le emozioni umane che è stato possibile catalogare. Senza pretesa di esaustività ma nella consapevolezza che le emozioni non sono tutte archiviabili bensì pressoché infinite. L’autrice (poche volte paracula, come quando deve descrivere l’Amore) compie uno sforzo notevole nel riportarcele tutte in rigoroso ordine alfabetico. Senza l’ausilio di immagini, fornendoci adeguati excursus storico-sociologici per quasi tutte le emozioni. In pochi casi dobbiamo accontentarci di poche righe, ma non per le emozioni più comuni, almeno dalle nostre parti. Spesso addentrandosi nelle radici etimologiche dei termini, paragondandole lingua per lingua. Certe emozioni sono conosciute presso alcuni popoli e quindi non esistono adeguate traduzioni in italiano. O ancora fra alcuni popoli hanno tanti nomi quante sono le sfumature conosciute (Paura). Alcune emozioni non esistono più (Accidia) oppure in passato erano diagnosticate quali malattie (Melanconia). Altre hanno cambiato il loro significato nel tempo (da negative a positive o viceversa come Angoscia) oppure variano da cultura a cultura. Esempio: Iktsuarpok, se per gli Inuit è l’emozione legata all’attesa di veder comparire una slitta dalla collina ghiacciata, per noi oggi è l’ansia di veder comparire un commento sul nostro status di Facebook. Alcune altre emozioni sono nuove di zecca (Ansia da squillo, Cybercondria, Tecnostress), altre potrebbero anche non esserlo (Brabant) o sono del tutto inventate (Umpty). Altre ancora non sapevi nemmeno che fossero delle emozioni (Compersione). Altre emozioni si prestano a lucrosi affari (Angoscia e Felicità soprattutto) o sono nemici della società dei consumi (Generosità e Panico). I sintomi di altre ancora sono radicalmente mutati nel corso del tempo (una volta lo sbadiglio significava Amore e non Noia). Certune però non si salvano da nomi bizzarri (Collawobbles)...

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    16/05/2018 11:04:48

    Si tratta di un’analisi delle emozioni umane, anche delle più disparate. Alcuni stati emotivi che vengono presi in considerazione possono risultare un poco stravaganti. Di altri non ne avevo mai sentito parlare. Da questo libro ho imparato cosa significano e in cosa consisono emozioni come la pronoia, l’ambiguofobia, la filoprogenitività e tante altre. Sono presenti anche molti termini stranieri come “ijirashii”, che in giapponese indica la commozione provata di fronte allo sforzo premiato di una persona svantaggiata. Questo volume ci fa capire che in fondo, anche se vorremmo essere unici, siamo più simili di quanto pensiamo. Ci vergogniamo e ci esaltiamo, ci deprimiamo o siamo felici per gli stessi motivi, a qualsiasi latitudine, in ogni epoca, indipendentemente dalla cultura che abbiamo, dal nostro sesso e dal colore della pelle.

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