Si dice che la logica di questa storia sia la logica di un sogno.
Doppio sogno
«Un'ombra di avventura, di libertà e di pericolo» nella vita di un medico di sue moglie, giovani, belli e chiusi in un'ovattata felicità domestica. Da questa storia di smarrimenti paralleli, Stanley Kubrick ha tratto il film «Eyes wide shut».
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Edizione:17
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Anno edizione:1998
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fiftiesbabydolldress 04 marzo 2026E nessun sogno è interamente un sogno...
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Alessandra 19 febbraio 2026
Dove inizia il sogno e dove invece finisce la realtà? Nella Vienna dei primi del Novecento, una giovane coppia di sposi borghesi fanno esperienza di smarrimenti onirici ed esistenziali attraverso la vivida ed incisiva penna dell’autore austriaco.
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Ely 30 giugno 2025Viaggio nei sogni
Doppio sogno è una piccola perla che non fatica a svelare l’intreccio intellettuale tra Schnitzler e Freud: l’influenza reciproca tra i due è evidente nella discesa nei recessi della psiche, tra rimozioni, desideri inconfessabili e proiezioni. Conscio e inconscio si mescolano continuamente, e la storia dei coniugi Fridolin e Albertine diventa un palcoscenico liquido, dove i sogni e i pensieri nascosti si manifestano senza alcun filtro. Fridolin si muove attraverso una lunga notte allucinata, in un viaggio che è insieme psichico ed esistenziale: l’apparente solidità della sua identità di medico, marito, uomo borghese viene corrosa da un’esperienza che lo spoglia fino all’osso. Albertine, invece, è la grande assente-presente del racconto: il suo sogno, che mette a nudo le sue pulsioni, è il vero detonatore di tutto. In fondo, è proprio lei ad avere più coscienza del proprio desiderio, ad averlo già affrontato — almeno nell’immaginazione — mentre Fridolin brancola, affascinato e spaventato, tra donne idealizzate e perdute. Schnitzler scrive con una prosa cesellata, che a tratti pare una lama che affonda dolcemente. Il clima rarefatto, ambiguo, quasi febbrile, lascia addosso un senso di inquietudine: siamo di fronte a un testo che non si limita a raccontare l’infedeltà o la tentazione, ma indaga ciò che si cela dietro l’identità borghese, dietro i ruoli sociali imposti, dietro il matrimonio stesso come istituzione. La bellezza del racconto sta anche nella sua ambiguità: nulla viene del tutto detto, nulla è completamente chiaro. È sogno o realtà? Illusione o verità? Non importa. Il punto è l’effetto che quel sogno (o incubo?) ha sulla vita cosciente. Non stupisce che Kubrick l’abbia scelto per il suo Eyes Wide Shut, e che in esso si ritrovino gli stessi interrogativi irrisolti.
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