Questo romanzo mi è piaciuto tanto: l’ho trovato intenso e toccante nei temi trattati, grazie anche allo stile di scrittura asciutto e crudo, ma a tratti poetico e veramente commovente. Ho molto apprezzato i due distinti piani di lettura su cui si svolge la narrazione; il primo, quello del punto di vista degli adolescenti su noi adulti e sul nostro modo giudicante di metterci sempre su un piedistallo nei loro confronti. L’altro, sulle limitazioni imposte alle figlie da certa cultura patriarcale, violenta e retriva e ancora oggi troppo presente. La scrittrice, infatti, attraverso gli occhi e le parole della sua giovanissima protagonista, inquadra perfettamente le dinamiche all’interno di una famiglia “normale”, che si regge ancora su figure femminili che sacrificano le proprie inclinazioni, ma che è protesa, attraverso le nuove generazioni di ragazze, verso un futuro che sia per loro meno condizionante e di vera autonomia. Mi sono rivista completamente nella figura di Marta, ugualmente schiacciata nelle ambizioni e condizionata da un contesto familiare che, anche in età adulta, solo in apparenza è libero; e, come Marta, mi auguro di fare da ponte per la piena autonomia di mia figlia, affinché sia libera da qualsiasi condizionamento. Lettura consigliatissima; la mia valutazione è di 4/5 su 5.
L'estate che ho ucciso mio nonno
Libro presentato da Alessandra Tedesco nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2026.
Libro vincitore del Premio Fiesole Narrativa Under 40 2025
L'estate che ho ucciso mio nonno racconta, in una prima persona sarcastica, fragilissima e schietta, quanto fa male avere sedici anni, quante cicatrici lasciano i legami famigliari, e quanti demoni nasconde la parola amore.
«Sappiatelo: i figli ascoltano. Tutto. Siamo il vostro KGB. Non ci sfuggite. E lo sappiamo se mentite, sempre.»
«Con voce limpida e spietata Giulia Lombezzi illumina le crepe della famiglia, le colpe dei padri, il doloroso coraggio di redimersi, il terrore di somigliare a ciò che si combatte. Il senso più difficile e liberatorio di qualunque adolescenza: "ero niente, adesso sono qualcosa". Un romanzo pieno di ironia e di ruvida dolcezza, una storia che diverte e commuove fino all'ultima riga. Un personaggio, Alice, che resta nel cuore.» - Nicoletta Verna
«Niente sfugge al sismografo di Lombezzi. Finalmente un libro che parla della famiglia di oggi e lo fa nel modo più intelligente e divertente che possiate immaginare.» - Cristina Marconi
«Lombezzi nel nuovo libro realizza il suo "prendersi cura" nell'attenta selezione delle parole da affidare ai personaggi, nella maestria con cui gestisce registri linguistici di tre generazioni, ognuna portavoce di un modo diverso di intendere i nodi e gli snodi di una famiglia. [...]» - Katia D'Addona, La Lettura
Bisogna amare i propri nonni. Questo si è sentita ripetere Alice fin da piccola. Ma quando suo nonno, da poco vedovo, viene a vivere con lei e la madre, la ragazza si rende conto che tale comandamento è inattuabile. Seppur debole e depresso, Andrea esercita su tutta la casa il proprio carattere brutale, portando Marta, la mamma di Alice, a uno stato di totale asservimento. È come se un'intera generazione, con tutti i suoi dettami assurdi e violenti, si fosse insinuata nella vita delle due donne, impestandola di sigarette, imperativi e ricatti. La rabbia di Alice cresce, alimentata dalla brace dei sedici anni. La mamma che conosceva sta scomparendo, e lei si sente impotente: come si fa a liberare qualcuno che non vuole essere libero? Che cos'è veramente l'emancipazione? In un susseguirsi di badanti che vanno e vengono, sbronze liberatorie con gli amici del cuore, litigi con famigliari ciechi e sordi e una fame che non passa mai, Alice comincia a covare desideri bui, a pensare cose che non andrebbero pensate. Il viaggio nel passato della madre, nel paese in cui è cresciuta, e lo svelamento di ciò che ad Alice è sempre stato nascosto risulta un punto di non ritorno: Andrea deve sparire. L'unico modo per affrontare un mostro è diventare un mostro?
Proposto da Alessandra Tedesco al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:«Con una scrittura briosa, tagliente e a tratti ironica e una giovane protagonista acuta e scontrosa, nel romanzo L’estate che ho ucciso mio nonno (Bollati Boringhieri) Giulia Lombezzi indaga le relazioni familiari oltre le ipocrisie, sfidando anche l’idea della sacralità della vecchiaia. Alice, sedici anni, è in polemica con il mondo, ma ha con la madre Marta un rapporto simbiotico: l’equilibrio viene rotto quando arriva in casa il nonno per un periodo di convalescenza. Un corpo estraneo, ma soprattutto un corpo ingombrante perché il nonno è l’incarnazione di una cultura patriarcale. Alice soffre nel vedere la madre piegarsi alle richieste di un despota capriccioso e Lombezzi ha il coraggio di riconoscere la “dittatura del malato”. Se la cura che Marta ha per suo padre è un atto di sottomissione, quella che Alice ha per sua madre è un atto di amore. Un romanzo che non ha il timore di spiazzare il lettore e inchiodarlo a una verità scomoda.»
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Autore:
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Edizione:2
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Anno edizione:2025
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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PaolaS. 01 gennaio 2026Lettura moderna e non scontata
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Vittoria 12 settembre 2025Sorprendente
Un libro italiano che ha finalmente il coraggio di uscire dalle solite storie per avvicinarsi alla contemporaneità
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