Bello lo stile, l’alternanza di voci e anche il finale. L'autore ricorda Franzen: Ci sono vicende familiari, traumi e drammi. Non il capolavoro dei titoli strillati all'uscita, ma un libro che intrattiene, fa riflettere e anche un po’ soffrire. Consigliato per chi è in cerca di una storia coinvolgente e perfetta per queste giornate ancora in bilico tra inverno e primavera
Il giorno dell'ape
Libro vincitore del Premio Strega Europeo 2025Libro vincitore dell'Irish Book Award 2023
Incluso nella shortlist del Booker PrizeIncluso nella longlist del Premio Gregor Von Rezzori 2025
Un irresistibile romanzo famigliare di desideri, solitudini e macerie senza fine ma, forse, con un inizio preciso.
«Il passato è così, vero? Credi di essertelo lasciato alle spalle, poi un giorno entri in una stanza e lo trovi lì ad aspettarti».
«Il giorno dell’ape di Paul Murray conferma la vitalità del genere romanzesco e la sua capacità di pietas per le debolezze e le sventure umane.» - Sandro Veronesi, La Lettura
«Una grande promessa che con questo romanzo diventa una grande certezza». - Stefania Vitulli, Il Giornale
«Il giorno dell'ape di Paul Murray è un'apocalisse quotidiana: non ci sono fiamme ma tormenti, apparentemente leggeri. Una puntura che arriva all'improvviso.» - Roberto Saviano
«Le pagine de Il giorno dell'ape brulicano di vita, rabbia, amore. Se poggi le mani sulle parole, si staccano dalla carta e diventano vere. Che magia.» - Antonella Lattanzi
La famiglia Barnes è nei guai. La concessionaria di Dickie sta per fallire, ma lui, invece di affrontare la situazione, trascorre le giornate costruendo un bunker a prova di apocalisse. La moglie Imelda, nel frattempo, si è messa a vendere i gioielli su eBay, la figlia adolescente Cass, ex prima della classe, sembra voler sabotare la sua carriera scolastica e PJ, il figlio dodicenne, sta allestendo un piano per scappare di casa. Che cosa è andato storto per i Barnes, al punto da mandare tutto in rovina? Al tempo stesso affresco famigliare e ritratto della contemporaneità, “Il giorno dell’ape” è un indimenticabile tour de force pieno di umorismo e calore umano.
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Anno edizione:2025
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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ALESSIA 24 febbraio 2026Ci sono vicende familiari, traumi e drammi.
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Laura 16 febbraio 2026Insomma
Non è stato facilissimo da leggere, mi sembrava partito bene poi ad un certo punto era un po ripetitivo e noioso. Secondo me si è ripreso nel finale.
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JANKA 09 febbraio 2026Coinvolgente fino quasi alla fine
La lettura de Il giorno dell’ape è stata, per me, una delusione. Avevo aspettative alte, alimentate da recensioni entusiastiche dei critici e dal successo del libro, e invece questa esperienza mi ha confermato quanto sia spesso più prudente fidarsi dei giudizi dei lettori comuni, di chi i libri li compra e li paga, piuttosto che dei professionisti della critica. Il romanzo è scritto bene, questo va detto. Nonostante le quasi 700 pagine, la narrazione è in larga parte scorrevole. Fanno eccezione i capitoli “scritti” da Imelda, privi di punteggiatura: una scelta stilistica che ho dovuto approfondire altrove, scoprendo l’intento dell’autore di riprodurre un flusso di pensiero istintivo e quasi animalesco, coerente con le origini umili e la scarsa formazione del personaggio. Una scelta interessante, ma che alla lunga appesantisce. Il vero punto di forza del libro sta nello sguardo incrociato dei quattro membri della famiglia Barnes: gli stessi eventi assumono significati diversi a seconda di chi li osserva, e le reazioni di uno finiscono per condizionare irreversibilmente le vite degli altri. È un romanzo su ciò che accade quando mancano comunicazione, empatia, sincerità. Se solo ce ne fosse stata di più, l’epilogo sarebbe stato diverso. Ed è proprio il finale il problema. Talmente drammatico da risultare respingente. Coinvolge, sì, ma fino a farti desiderare di fermare i personaggi, di entrare nel libro per gridare “fermi!”. Quando il meccanismo narrativo diventa chiaro e il tempo si frammenta volutamente, cresce un senso di angoscia che culmina in un epilogo iperdrammatico, eccessivo, quasi punitivo. A libro chiuso resta una sensazione di rifiuto, e la certezza che non lo rileggerò mai. Tre stelle sono una media: cinque per gran parte della storia, una – perché zero non si può dare – per il finale. Peccato.
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