Iniziare questo libro è stato come salire su quel battello insieme a Marlow. Come scrive Baricco, nella postfazione, la storia è un'ossessione puntata sul nulla, dove il mito di Kurtz è costruito solo su frammenti di dicerie e voci. Ho vissuto la lettura con un costante senso di smarrimento, proprio come se mi mancassero dei pezzi: ora capisco che quel "vago disagio" è esattamente ciò che Conrad voleva restituire al lettore. A metà del percorso, una frase mi ha colpito profondamente: "Non mi piace lavorare [...] ma mi piace ciò che nel lavoro è insito – la possibilità di trovare te stesso". In un mondo che stava scivolando nel caos e nella follia coloniale — fatta di degenerazione morale e disfacimento fisico — il lavoro per Marlow è stato l'unico modo per non perdere la bussola e restare ancorato alla realtà. Il libro non è una narrazione che lascia in pace. Man mano che risalivo il fiume, la nebbia si faceva più fitta e Kurtz, da uomo, diventava pura voce nell'oscurità. L'incontro finale non ha portato risposte, ma solo la consapevolezza di quanto sia sottile il confine tra civiltà e barbarie. È un libro "sgradevole" e "banale" nella sua conclusione (la bugia finale di Marlow), ma proprio per questo è un capolavoro enigmatico che attira dentro una spiegazione senza fine. Non è solo un racconto d'avventura, ma uno specchio oscuro in cui è impossibile guardare senza uscire turbati.
Cuore di tenebra
«Kurtz era un uomo notevole. Abbastanza acuto da penetrare tutti i cuori che battono nella tenebra.»
Cuore di tenebra fu scritto da Conrad in due mesi, nel 1898, sotto l'influsso della biografia e del mito di Rimbaud. È anzitutto un libro sul viaggio, sulla passione della scoperta di luoghi nuovi. In seguito, la vicenda di Marlow diventa una discesa agli inferi, nel cuore dell'Africa. L'incontro con Kurtz – agente dei mercanti d'avorio, che ha reso brutalmente schiavi gli indigeni – mette il protagonista, e il lettore, a contatto con il "cuore di tenebra": il Male, reso grottesco da quegli uomini che credono Kurtz una sorta di divinità. Ma anche lui è, a suo modo, una vittima della solitudine, della follia, della cultura occidentale che va in mille pezzi quando entra in contatto con l'Altro. La morale del polacco-inglese Conrad è una risposta polemica al russo Dostoevskij: dato che Dio non c'è, difendiamoci da soli contro noi stessi.
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Edizione:16
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Anno edizione:2013
Cuore di tenebra
Joseph Conrad ,"Cuore di tenebra" Feltrinelli editore. Scritto nel 1898, è uno dei titoli più importanti della narrativa classica ed è un libro che assolutamente non potete perdervi. È un romanzo breve ma come spesso accade con questi autori è ricco di parole potentissime che entreranno dritte nelle vostre vene. Un viaggio che parte da Londra e arriva alle coste africane per poi entrare nel cuore dell'Africa tra i trafficanti di avorio e gli schiavi indigeni trattati peggio delle bestie. Un viaggio in Africa ma anche un viaggio nel male oscuro: Conrad fa con le parole quello che un coltello fa con la sua lama e poi altre parole per fare quello che il sale fa sulle ferite e sentirete bruciare quando vi farà incontrare il male. Ricordo che quando finii di leggerlo mi sentivo scosso e prendo in prestito le sue parole come se improvvisamente.
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Bliss 11 gennaio 2026
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den 17 dicembre 2025
Un po’ noioso
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Alessandro 09 settembre 2025
Ho comprato il libro perchè era un titolo molto famoso di cui molti parlavano, però non sono riuscito ad apprezzarlo appieno. La lettura mi è risultata molto difficile proprio per lo stile con cui è scritto il romanzo temo. Questo penso per mettere il lettore in una condizione di disagio che ben si sposa con la storia che è raccontata però devo dire non mi ha preso.
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