Mi sono appassionato solo da qualche anno ai fumetti e ai graphic novel e sto cercando di recuperare il tempo perduto leggendo soprattutto i volumi che hanno fatto storia. In tal senso, Maus non poteva mancare nella mia libreria perché, oltre ad essere semplicemente un capolavoro, la storia l’ha in sé nel vero senso della parola. Parla infatti dell’Olocausto e lo fa con amara tenerezza. L’opera, autobiografica, racconta in parallelo le interviste che Spiegelman ha fatto al padre, sopravvissuto ai campi di concentramento e i ricordi di quest’ultimo attraverso gli anni, dal periodo imminente allo scoppio della guerra fino alla deportazione ad Auschwitz. I personaggi sono rappresentati in forma animale secondo metafore che indicano la loro condizione sociale in quel contesto: così gli ebrei sono disegnati con le sembianze di topolini, i nazisti sono gatti con lo sguardo severo, i polacchi maiali, gli americani cani simpatici, i francesi rane e gli svedesi cervi. Chissà come avrebbe raffigurato gli italiani. Una vaga idea potrei averla. Nonostante sia un fumetto, non è una lettura leggera. I disegni non sono quelli evoluti a cui siamo abituati oggi, a volte sono difficili da inquadrare. Certi aneddoti poi sono agghiaccianti e qui l’autore è bravo nel rendere gli scenari “digeribili”, specialmente perché non si tratta di opera di fantasia ma di un resoconto con nomi e fatti vissuti in prima persona dal padre. E’ un libro che consiglierei di leggere a scuola, ai ragazzi delle medie. Questo credo sia uno dei massimi riconoscimenti che un romanzo possa ricevere.
MAUS
La storia di una famiglia ebraica tra gli anni del dopoguerra e il presente, fra la Germania nazista e gli Stati Uniti. Un padre, scampato all'Olocausto, una madre che non c'è più da troppo tempo e un figlio che fa il cartoonist e cerca di trovare un ponte che lo leghi alla vicenda indicibile del padre e gli permetta di ristabilire un rapporto con il genitore anziano. Una storia familiare sullo sfondo della più immane tragedia del Novecento. Raccontato nella forma del fumetto dove gli ebrei sono topi e i nazisti gatti.
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Autore:
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Edizione:2
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Topper Harley 28 aprile 2026Non-recensione dal blog topperharley.com
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Barbara 12 marzo 2026Una testimonianza a fumetti
Questo libro è adatto a chiunque, adulti e ragazzi. È sicuramente una testimonianza dell'olocausto, tuttavia lo trovo riduttivo. L'autore vuole raccontare la storia di suo padre e, di conseguenza, la sua stessa storia; il suo senso di inadeguatezza principalmente. Non è una storia sull'olocausto, è la storia della sua famiglia, che tra le altre cose ha vissuto la guerra. Ho trovato la traduzione e la resa dei dialoghi sublime. Il protagonista parla con un accento quando racconta e con un altro quando sta "vivendo" la storia che racconta. Questo rende la narrazione ancora più viva e veritiera. A chi critica il comportamento del figlio, posso solo dire che non ha capito qual è l'intento del racconto e di conseguenza non ha capito il libro. Usciti da Auschwitz, i detenuti hanno continuato la loro vita nel bene e nel male e chi ha vissuto intorno a loro, soprattutto i figli nati DOPO la guerra, hanno pagato a caro prezzo le conseguenze psicologiche dei loro genitori.
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Agne.Pardu 21 dicembre 2025Da leggere
Leggo questo libro ogni anno, ogni volta riscopro qualcosa che mi rende sempre più consapevole. Da leggere sicuramente.
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