Premettendo, per onestà intellettuale, di non essere un grande estimatore della letteratura americana, ogni mia riluttanza ha ceduto davanti a questo libro. Pubblicato nel 1985, è più che mai attuale e le sue innumerevoli istanze non fanno che ribadire la parola d'ordine della società moderna: delirio rispettabile o meglio cancrena ideologica. De Lillo riesce con feroce discrezione a imbastire la "commedia umana" della fine del ventesimo secolo, peccato che in questo caso invece che di commedia sarebbe più esatto parlare di follia, portata alla luce con maestria allucinante in un grottesco ritratto dell'America contemporanea. Durante la lettura la sensazione è quella di camminare per le strade di una società che non vive ma vegeta in uno stato di oppiacea incoscienza, consapevole della propria abiezione ma priva della forza di rifiutarla. Il risultato è senza dubbio straordinario, l'unica pecca consiste nel fatto che questo senso di assurdo, che pervade il libro, rende la lettura straniante, necessariamente straniante, ma di conseguenza non sempre piacevole.
Rumore bianco
Un vero e proprio classico moderno, romanzo di culto tra i piú amati dagli scrittori delle generazioni successive, da David Foster Wallace a Jonathan Franzen.
«Quasi quarant’anni e Rumore bianco è ancora un libro incombente e al tempo stesso irraggiungibile – cosí simile, nel suo mistero, a una nube, a quell'”evento tossico aereo” sospeso in mezzo al cielo, che ne occupa il centro». - Paolo Giordano
«Rumore bianco è una di quelle grandi opere che si reggono sulla commedia poiché sanno che – come in Cervantes – il comico e il ridicolo, portati alla follia, dischiudono le porte dell’abisso piú profondo, quello che ha a che fare con la morte e con la trascendenza». - Nicola Lagioia
Jack Gladney è professore di studi hitleriani presso un campus dove i detriti della cultura popolare americana sono diventati la nuova bibbia e il supermercato la sua biblioteca. Come dice Murray, collega di Jack e profeta dell'apocalisse postmoderna, il supermercato è un luogo saturo di onde, radiazioni, lettere e numeri, voci e rumori in attesa di essere decifrati. Ma la vita rassicurante e consumistica di Jack, della sua quarta moglie e della loro famiglia ultramoderna viene improvvisamente inghiottita da una nube letale, l'evento tossico aereo, espressione concreta della miriade di altri eventi tossici presenti tra le mura domestiche: trasmissioni radio, sirene, microonde, la voce incessante della tv. È come se, nei molti decenni che ci dividono dall'uscita di questo capolavoro di fine Novecento, la realtà si fosse messa d'impegno per adeguarsi all'immaginazione di DeLillo: entriamo in una commedia esilarante sulla tenerissima storia di un matrimonio sghembo e fallibile, umano e pieno d'amore, e ci troviamo davanti noi stessi e i nostri giorni, l'ossessione per le merci, la fascinazione per i disastri, la dipendenza drogata dall'informazione e il terrore che serpeggia sempre ovunque in tutte le sue varianti.
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Anno edizione:2026
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Enrico Caramuscio 28 maggio 2012
Le nobili intenzioni di DeLillo di mettere in evidenza i difetti di una società contemporanea fin troppo legata al materialismo e al consumismo vanno a cozzare contro una trama confusionaria e poco interessante e a personaggi privi di carisma e personalità. Le stesse critiche al mondo moderno sembrano retoriche e banali e peccano di saccenteria, inoltre non vengono sviluppate a pieno e restano a galleggiare nella confusione generale. Un vero peccato perché gli elementi per un buon libro non mancano. In una cittadina della provincia americana troviamo una famiglia eterogenea, dove i genitori vengono da diversi matrimoni falliti e vivono in un intreccio di figli provenienti da queste varie unioni, in una casa che somiglia ad un porto di mare, dove l’importanza del proprio status quo la fa da padrona. Ma le certezze legate al lavoro, agli affetti, alla sicurezza economica affondano di punto in bianco quando irrompe un disastro naturale scatenando un turbine di paure e sospetti e portando a galla impensabili timori e sconcertanti verità che sfociano in drammatiche conseguenze. Purtroppo l’autore sembra perdere di mano la trama, rimbalza confusamente da un fatto all’altro, da una paura ad una certezza, da personaggi che per un attimo sembrano pienamente sicuri di se per poi perdersi un secondo dopo in banali paure e clamorose contraddizioni. Si salva un po’ lo stile, grazie ad una prosa tutto sommato interessante, briosa e piacevole con qualche sprazzo virtuoso. Ma lo stile non basta a coprire le lacune di un libro pretenzioso ma notevolmente privo di charme e di contenuti.
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Marco Busatto 17 agosto 2009
Una fitta trama costituita da fili, parole, frasi, rumori che non permette una completa immersione. Si resta fermi sul bordo a spiarne i dialoghi. Freddi, distanti, curiosi spettatori di una storia che si svolge ai margini della periferia culturale americana, lontana. Sprazzi di scintillante letteratura + alcune frecce velenose + brevi luoghi comuni. voto: buono++
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