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Storie di sangue, amici e fantasmi. Ricordi di mafia
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Storie di sangue, amici e fantasmi. Ricordi di mafia - Pietro Grasso - copertina
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Descrizione


Un libro che non rinuncia all'emozione personale, ma vi affianca sempre l'analisi del magistrato e la prospettiva storica di chi ha molto riflettuto sul fenomeno mafioso.

"Caro Giovanni, scriverti non è facile, mettere ordine nei tanti pensieri e nelle innumerevoli cose che ho da dirti. C'è quel lieve imbarazzo tipico di quando due vecchi amici, abituati a condividere la quotidianità, fatta di cose grandi e piccole, si rincontrano dopo che per qualche anno si sono persi di vista: basta un saluto, uno sguardo, un abbraccio per ritrovare subito l'antica confidenza." Una lettera a Giovanni Falcone e una a Paolo Borsellino aprono e chiudono questo libro. L'album di una vita passata a lottare contro la mafia accanto ad amici carissimi, che sono anche simboli di impegno civile, e a contatto con boss sanguinari, che possono diventare preziosi collaboratori per la ricerca della verità. Venticinque anni dopo le stragi di Capaci e di via D'Amelio, Pietro Grasso - oggi presidente del Senato, allora magistrato in prima linea nella lotta alla mafia - torna a percorrere le strade di Palermo, l'aula del Maxiprocesso, le campagne rifugio dei latitanti e le tante, troppe scene del crimine in cui ha dovuto scorgere il cadavere di uomini dello Stato trucidati dalla mafia, di amici portati via troppo presto. La prefazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, conosciuto da Grasso durante le sue indagini sull'assassinio del fratello Piersanti, e ritrovato trentacinque anni dopo ai vertici delle istituzioni repubblicane, suggella questo libro, che non rinuncia all'emozione personale, ma vi affianca sempre l'analisi del magistrato e la prospettiva storica di chi ha molto riflettuto sul fenomeno mafioso.
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Dettagli

2017
18 maggio 2017
234 p., Brossura
9788807173240
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Indice

Alcune citazioni del libro.

Chi era veramente Bernardo Provenzano? Nella sentenza-ordinanza del primo Maxiprocesso a Cosa nostra, Provenzano viene descritto come “uno dei personaggi più sfuggenti e inafferrabili, oltre che uno dei più feroci e sanguinari, di Cosa nostra”. È stato presentato come il campione della strategia dell’invisibilità, dell’inabissamento e della gestione sottotono di Cosa nostra. In realtà rappresenta la destrezza della mafia di coniugare tradizione e innovazione, le regole formali dell’organizzazione con una concreta capacità di adattamento alle diverse situazioni che via via si presentano. Un fine stratega che, però, fin dalla prima gioventù, si è distinto anche per l’abilità nell’uso della violenza.

A questo punto non posso esimermi, per onestà intellettuale, dall’affrontare il passaggio più insidioso e doloroso nella memoria di tutti noi. Nonostante il tempo e gli stessi protagonisti si siano impegnati a chiarirne i contorni, le motivazioni, i sottotesti, gli obiettivi e le mistificazioni, ancora i contenuti di quell’articolo – intitolato dal Corriere della Sera “I professionisti dell’antimafia” – continuano a essere perennemente tirati da una parte e dall’altra e inseriti artatamente nel dibattito pubblico. Non ho evidenze statistiche, ma credo che sia una delle due prese di posizioni più a lungo e più spesso citate con malizia e malafede, condividendo questo triste primato con la poesia di Pier Paolo Pasolini sui fatti di Valle Giulia.

Caro Paolo,
quando penso a te, mi chiedo spesso: quanto sono lunghi cinquantasette giorni?

Conosci l'autore

Pietro Grasso

1945, Palermo

Procuratore nazionale antimafia, subentrato nel 2005 a Pier Luigi Vigna. Di origine palermitana, inizia il suo cursus honorem entrando in magistratura nel 1969, a Barrafranca. Verso la metà degli anni settanta comincia a indagare sulla pubblica amministrazione e sulla criminalità organizzata. Viene nominato titolare dell’inchiesta sull’omicidio del presidente della regione Sicilia, Piersanti Mattarella. Giudice a latere nel primo maxiprocesso a Cosa nostra del 1984. Consulente della commissione antimafia, diventa in seguito Procuratore della repubblica di Palermo.Con Feltrinelli pubblica nel 2008 Pizzini, veleni e cicoria, analisi del fenomeno mafioso ai tempi di Bernardo Provenzano (alla cui cattura ha contribuito in modo determinante).Successivamente scrive, assieme...

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