Tre interessanti storie di pedinamento, dissimulazione, a cui però manca un po' di mordente. La scrittura di Auster è piacevole, ma semplice e senza una marcata impronta stilistica.
Trilogia di New York
Tre detective-stories eccentriche e avvincenti in cui Paul Auster inventa una sua New York fantastica, un «nessun luogo» in cui ciascuno può ritrovarsi e perdersi all'infinito. Pubblicati per la prima volta tra il 1985 e il 1987, i tre romanzi Città di vetro, Fantasmi, La stanza chiusa, che compongono Trilogia di New York, sono diventati classici della letteratura americana contemporanea.
In una città stravolta e allucinata, in cui ogni cosa si confonde e chiunque è sostituibile, i protagonisti di queste storie conducono ciascuno un'inchiesta misteriosa e dall'esito imprevedibile. Tutto può cominciare con una telefonata nel cuore della notte, come nel caso di Daniel Quinn (Città di vetro), autore di romanzi polizieschi che accetta la sfida che gli si presenta e si cala nei panni di uno sconosciuto detective. Ma può anche capitare che chi debba pedinare si senta a sua volta pedinato (Fantasmi); o, ancora, che ci sia qualcuno che s'immedesima a tal punto nella vita di un amico da sposarne la vedova e adottarne il figlio (La stanza chiusa). Tre detective-stories eccentriche e avvincenti in cui Paul Auster inventa una sua New York fantastica, un «nessun luogo» in cui ciascuno può ritrovarsi e perdersi all'infinito. Ed è proprio nell'invenzione di questa solitudine che i personaggi della Trilogia misurano il proprio io e scoprono il loro vero destino.
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Autore:
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Editore:
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Edizione:2
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Anno edizione:2014
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Formato:Tascabile
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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thomasstammer 05 luglio 20263 stelle
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Stefania 28 aprile 2026Io sono te, tu sei me
Tre storie che si incastrano una nell'altra senza una conclusione. Un uomo che si fa passare per un altro. Uno che sproloquia frasi incomprensili. Pagine e pagine su un pedinamento con descrizione dettagliata del percorso. Giochi di parole, giochi di nomi, giochi di identità. Ma perchè? Che cosa mi voleva trasmettere l'autore? Non ci ho capito niente. A volte penso che anche i migliori devono mangiare, pertanto scrivono, giusto per riempire con le parole delle pagine bianche, vuote.
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gg 04 marzo 2026no
Terribile e banale
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