Un gigantesco grattacielo di 40 piani è il microcosmo in cui l’autore descrive l’inesorabile sprofondare dei suoi abitanti verso una primitiva condizione di vita, fatta di una ferina violenza predatoria che, se in un primo momento, contribuisce a creare delle diverse tribù di appartenenza in base all’altezza dei piani di residenza, alla fine spinge molti a ricercare la solitudine di una presunta onnipotenza. Anche se un protagonista ambisce a conquistare i piani più alti partendo dal proprio appartamento ai primi piani, credo che più che metafora della lotta di classe, il romanzo voglia ribadire come l’uomo, ancorché civilizzato e modernizzato, continui a racchiudere in se i più bassi istinti animaleschi, pronti a sfociare nuovamente in antitesi della comoda agiatezza del vivere odierno. Scritto oltre cinquant’anni fa risulta quanto mai attuale!
Il condominio
Gli anni settanta, il boom edilizio, grattacieli che si alzano sempre più su, vite umane che si affastellano una sopra l’altra, un piano dopo l’altro, a centinaia. Ballard osserva i segni del mondo che corre e ce li restituisce in tutta la loro crudezza spietata. Un libro che capovolge il mito del progresso e mette a nudo i meccanismi perversi dell’animo umano.
«In un certo senso, la vita nel grattacielo aveva cominciato ad assomigliare a quella del mondo esterno: le stesse crudeltà e violenza celate entro una serie di cortesi convenzioni.»
Nella periferia di Londra, in una zona rispettabile e residenziale, sorge un altissimo condominio costruito secondo le tecnologie più avanzate. Dotato com’è di palestre, piscine, parrucchieri e negozi di ogni genere, sembra invitare gli abitanti a non uscire, a non badare al mondo caotico e impreciso che c’è là fuori. E così accade. I residenti si abituano alla comoda modernità che li circonda, almeno finché una serie di black-out e cortocircuiti lascia uno spiraglio aperto alla violenza. Nell’arco di pochissimo tempo, la pettinata borghesia del palazzo rivela il suo vero volto. E mentre il condominio inizia a strutturarsi secondo una rigida gerarchia sociale che vede i meno abbienti sotto e i più ricchi sopra, emergono bande rivali pronte a conquistare con la forza i punti strategici del grattacielo e affermare la propria superiorità. Ballard firma un romanzo tesissimo, subito divenuto di culto, in cui mostra il rovescio del progresso e la bruttura nascosta dietro convenevoli e cordialità. Ma Il condominio è anche una straordinaria lettura del presente, una metafora agghiacciante sul disagio che striscia sotto la pelle della nostra società.
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Anno edizione:2026
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Giorgio 28 giugno 2026Umana Regressione
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Karol 30 aprile 2026Sopravvalutato
Il libro non mi è piaciuto. Non ho capito il messaggio da classico romanzo distopico che Ballard voleva dare, o meglio, credo di averlo capito, ma mi è sembrato di una banalità mostruosa: grandi comodità e tecnologie, quando vengono meno, portano alla luce gli istanti e le parti più primitive degli uomini, così occupati a distruggersi tra loro e a primeggiare, da non accorgersi che le donne, mansuete e disponibili, stanno in realtà prendendo il comando. Il libro non ha senso, non è ben trasposto il rapporto morboso degli inquilini con il condominio, ci si ritrova semplicemente a chiedersi perché non escano dal grattacielo, perché si lascino morire di fame. La scrittura è abbastanza scorrevole e questo permette di arrivare alla fine del libro senza estremi difficoltà, ma la trama è banale e con alcuni buchi. Anche questa contrapposizione tra Royal e Laing, che restano fermi nei loro piani, uno che parte come leader e poi finisce solitario, l'altro che parte da solo e poi si scopre capofamiglia, rispetto a Wilder e la sua ossessione di scalare il grattacielo, non ha nulla di sufficientemente interessante.
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Caterina 16 aprile 2026
In questo romanzo la cortesia di facciata scompare non appena la gente si ritrova in situazioni scomode e lì mostrano il loro vero volto
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