Sono da anni un'appassionata di thriller scandinavi e leggo con piacere quasi tutti questi autori (tranne Stieg Larsson e pochi altri) da prima che molti di loro fossero tradotti in italiano (gli altri Paesi europei, come spesso succede, sono stati molto più preveggenti in questo) e seppure Holt non sia la mia preferita in assoluto, è sicuramente in classifica. Lo stile magari non è originalissimo, ma i suoi libri sono sempre molto scorrevoli, ai personaggi (ricorrenti) ci si affeziona e a volte, come in questo caso, la fine riserva una sorpresa. Senza voler raccontare della trama, consiglio questo libro sicuramente a chi il genere piace, a chi vuole una storia avvincente, non sopra le righe, credibile e con personaggi non perfetti ma gradevoli. E un ottimo voto bisogna darlo anche alla versione digitale, pressochè priva di errori sia tipografici che di impaginazione (chi legge elettronico sa quanto questo sia da apprezzare...!).
L' unico figlio
In un gelido e ostinatamente plumbeo febbraio norvegese, l'arrivo di un ragazzino in un orfanotrofio alle porte di Oslo è causa di grande scompiglio. Il dodicenne Olav infatti, sottratto alla patria potestà, pare infinitamente più adulto e cattivo degli altri compagni, e tutti i tentativi di pacificarlo sembrano fallire. Quando Agnes Vestavik, la direttrice dell'orfanotrofio, viene trovata nel suo ufficio, uccisa con un coltello da cucina, e Olav è scomparso, probabilmente dopo aver assistito al delitto, Hanne Wilhelmsen, appena nominata soprintendente di polizia, decide di occuparsi del caso. Cosa che la porterà a scendere per le strade di Oslo, tra il peggior degrado ma anche nell'umanità più dolorosamente viva.
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Anno edizione:2011
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"L'unico figlio" è sicuramente un romanzo molto interessante: quello che più mi è piaciuto in questo thriller è l'attenta analisi psicologica che l'autrice fa di tutti i suoi personaggi. Il romanzo è ambientato in una casa-famiglia alle porte di Oslo, dove tutti gli ospiti hanno qualcosa da nascondere. Ma quando la direttrice viene trovata uccisa alla sua scrivania con un coltello nella schiena, e il dodicenne Olav è scomparso, il giallo diventa molto difficile da dipanare e il vero colpevole stenta a venire allo scoperto. Forse Olav ha visto qualcosa ed è rimasto sconvolto? In parallelo al racconto, il diario della madre di Olav, scritto in corsivo, costretta a fare i conti con un sentimento estremo di attaccamento-paura nei confronti del proprio figlio, che le è stato tolto con la forza dai servizi sociali, ma cui lei non è pronta a rinunciare. Lo stile magari non è originalissimo, ma i libri di Anne Holt sono sempre molto scorrevoli, ai personaggi ci si affeziona e a volte, come in questo caso, la fine riserva una sorpresa molto ben gradita.
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