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Descrizione


Vincitore premio Campiello 2015

Negli anni Cinquanta a spostarsi dal Meridione al Nord in cerca di lavoro non erano solo uomini e donne pronti all'esperienza e alla vita, ma anche bambini a volte più piccoli di dieci anni che mai si erano allontanati da casa. Il fenomeno dell'emigrazione infantile coinvolge migliaia di ragazzini che dicevano addio ai genitori, ai fratelli, e si trasferivano spesso per sempre nelle lontane metropoli. Questo romanzo è la storia di uno di loro, di un piccolo emigrante, Ninetto detto pelleossa, che abbandona la Sicilia e si reca a Milano. Come racconta lui stesso, "non è che un picciriddu piglia e parte in quattro e quattr'otto. Prima mi hanno fatto venire a schifo tutte cose, ho collezionato litigate, digiuni, giornate di nervi impizzati, e solo dopo me ne sono andato via. Era la fine del '59, avevo nove anni e uno a quell'età preferirebbe sempre il suo paese, anche se è un cesso di paese e niente affatto quello dei balocchi". Ninetto parte e fugge, lascia dietro di sé una madre ridotta al silenzio e un padre che preferisce saperlo lontano ma con almeno un cenno di futuro. Quando arriva a destinazione, davanti agli occhi di un bambino che non capisce più se è "picciriddu" o adulto si spalanca il nuovo mondo, la scoperta della vita e di sé. Ad aiutarlo c'è poco o nulla, forse solo la memoria di lezioni scolastiche di qualche anno di Elementari. Ninetto si getta in quella città sconosciuta con foga, cammina senza fermarsi, cerca, chiede, ottiene un lavoro. E tutto gli accade come per la prima volta...
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Dettagli

2014
16 ottobre 2014
205 p., Brossura
9788838932557

Valutazioni e recensioni

Renzo Montagnoli
Recensioni: 3/5

In un’epoca di grandi migrazioni, dall’Africa alle nostre coste, non poteva mancare un libro che parlasse di un fenomeno analogo, proprio degli anni cinquanta quando masse di mano d’opera si trasferirono dal nostro meridione al nord in cerca di lavoro, e fra questi abbastanza di frequente c’erano dei minori in compagnia di un parente o di un paesano. L’emigrazione infantile pertanto costituisce un’altra caratteristica di questo flusso sud-nord, coinvolgendo migliaia di ragazzini che spinti dalla miseria e sorretti dalla speranza lasciavano i genitori e la piccola realtà in cui fino ad allora avevano vissuto per approdare alle metropoli dell’Italia settentrionale. In questo contesto Marco Balzano ci racconta la storia di Ninetto Giacalone, conosciuto da tutti come “pelleossa” per la notevole magrezza dovuta agli stenti patiti, ma ciò nonostante sostanzialmente sano, a differenza della madre che, vittima di un ictus cerebrale, non è mai riuscita a tornare alla normalità ed è condannata a vivere, anche per decisione del marito, in un ospizio. Di questo incidente di salute vittima indiretta è stato anche Ninetto, costretto ad abbandonare la scuola per lavorare nei campi e infine partito per Milano insieme con il paesano Giuvà, un bonaccione che non si tira mai indietro quando c’è da faticare. A causa della sua minore età gli inizi sono difficili, con lavori precari fino alla grande occasione, cioè l’assunzione all’Alfa Romeo. Ovviamente la storia non si ferma qui, ma prosegue con tanti eventi, fra cui uno che segnerà in modo indelebile la sua esistenza, ma ritengo non siano necessarie altre notizie in merito, lasciando al lettore il piacere di scoprirle. Devo dire che, dopo aver letto Resto qui, mi attendevo di più, soprattutto speravo che l’autore non cadesse in certi stereotipi dell’immigrazione meridionale al nord, ma si vede che è difficile raccontare qualcosa di nuovo in proposito, così che il romanzo, fra l’altro commovente anche oltre misura, si presenta come un prodotto ben confezionato, ma incapace di lasciare una traccia significativa in chi legge. Se la trama appare più gratificante dei contenuti, perché maggiori approfondimenti avrebbero non poco giovato all’opera, di pregevole resta lo stile, snello, immediato, una caratteristica dell’autore che ho riscontrato anche in Resto qui. L’ultimo arrivato è stato premiato con il Campiello e non a caso, perché è un’opera per certi versi furba e accattivante, che tuttavia riesce superiore, come qualità, a quella media, invero modesta, dei libri editi attualmente.

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Carmine Contrafatto
Recensioni: 5/5

Sullo sfondo una Italia in profonda trasformazione socio-economica del dopoguerra, con la voce principale del protagonista, viene raccontato il percorso di crescita fino all'età adulta di un piccolo emigrante originario del Sud Italia, che come tutti i propri compaesani dovette abbandonare la propria terra in cerca di condizioni migliori di vita. L'essere catapultato in una realtà grande e diversa lo forgerà e lo farà crescere passando per diverse esperienze, esperienze nelle quali tutti coloro che hanno lasciato la propria terre si riconoscono facilmente e attraverso i quali veniamo catapultati in ricordi che tornano in mente leggendo questo libro di Balzano. Consigliato!

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Marco Balzano

1978, Milano

Marco Balzano è nato a Milano nel 1978, dove vive e lavora come insegnante di liceo. Ha esordito nel 2007 con la raccolta di poesie Particolari in controsenso (Lieto Colle, Premio Gozzano). Nel 2008 è uscito il saggio I confini del sole. Leopardi e il Nuovo Mondo (Marsilio, Premio Centro Nazionale di Studi Leopardiani). Il suo primo romanzo è Il figlio del figlio (Avagliano 2010, finalista Premio Dessì 2010, menzione speciale della giuria Premio Brancati-Zafferana 2011, Premio Corrado Alvaro Opera prima 2012), tradotto in Germania presso l’editore Kunstmann.A questo primo romanzo hanno fatto seguito Pronti a tutte le partenze (Sellerio 2013), L'ultimo arrivato (Sellerio 2014), con il quale vince nel 2015 il premio Campiello. Altre pubblicazioni con...

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