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La vita agra
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La vita agra - Luciano Bianciardi - copertina
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La vita agra Luciano Bianciardi
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Descrizione

"La vita agra" segnò per Luciano Bianciardi il momento dell'autentico successo, un successo che non tardò a fare entrare in sofferenza un intelletto indipendente come il suo. Il romanzo, ampiamente autobiografico, vede il protagonista lasciare la provincia e con essa la moglie e il figlioletto per andare a vivere a Milano. L'intento iniziale è far saltare un grattacielo, per vendicare i minatori morti in un incidente causato dalla scarsa sicurezza sul lavoro (il riferimento è all'incidente alla miniera di Ribolla del 1954, in cui persero la vita quarantatré minatori). Ma il protagonista vive in perenne bilico fra voglia di far esplodere il sistema e desiderio di esserne riconosciuto... A cinquant'anni dalla prima pubblicazione nel 1962, "La vita agra" resta uno sguardo sulle conseguenze umane e sociali del boom economico italiano, ricco di una scrittura irrequieta, precisa, impossibile da imbrigliare. Al romanzo si ispirò il celebre film "La vita agra" di Carlo Lizzani, con Ugo Tognazzi che interpretava il Bianciardi/protagonista.
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Dettagli

2013
Tascabile
8 maggio 2013
199 p., Brossura
9788807881640

Valutazioni e recensioni

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Qui ritengo che Bianciardi abbia dato il meglio di sé sia dal punto di vista stilistico che dello studio sociale. Infatti si tratta di uno spaccato sufficientemente completo della vita milanese. il protagonista vive il dopo-guerra pieno di risentimento per il potere e subisce il fascino dell'anarchia. Ma quando si innamora di una donna, comincia ad intraprendere un percorso di integrazione nella società. Tutto ciò descritto con un'abile penna, con un linguaggio vitalissimo e sempre adatto a catturare l'attenzione del lettore.

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Recensioni: 5/5

Ci sono grandi idee, come quella di far saltare in aria il coperchione del Potere. E ci sono le mille difficoltà che la vita ti presenta. Ombre sgradevoli sempre presenti. Ombre senza volto e senza cuore. Ombre che possono scaricarti in ogni momento perché tu non sei alle dipendenze, sei libero e devi pagare. Ombre che ti negano le cure perché te mica ce l’hai l’assistenza sanitaria. Sei libero? Devi pagare. Ombre che ti costringono a ordinare mezze porzioni perché sei libero e un pasto intero te lo puoi scordare. Ombre che devi inseguire nonostante la rabbia perché sono loro che ti concedono di lavorare, di sopravvivere. Ombre che devi sopportare per non morire. Fin che ce la fai. E poi c’è l’umanità. L’altra. Quella che incontri sul tram. Quella fatta di facce da ragioniere con i baffetti e la camicia bianca, gli occhi stanchi di sonno già alle otto del mattino. Quella fatta di facce da casalinga, facce disfatte dirette al mercato lontano perché si risparmia un po' di dané. E quella fatta di facce da “dattilografetta con le gambette secche”, la faccia smunta, “color del verme peloso che striscia sulle foglie dei platani”. L’umanità che ti è di fronte e non ti vede, che non distingui perché è tutta uguale. L’umanità che davanti a un ubriaco morto sul marciapiede si scansa un po’ per non pestarlo. Quel prossimo che si ricorda di te solo se devi pagare. Quel prossimo che chiede toglie e se ne va. Il prossimo che ti guarda opaco appena prendi un calcio in culo e sa soltanto pensare “meno male che non è toccato a me”. Lo stesso prossimo disposto a tutto per ottenere il miracolo promesso, prossimo disposto anche a far polvere, a calpestare il suo vicino, a “tafanarsi”. Perché i miracoli si pagano anche se nessuno te l’ha detto. Ma i miracoli veri non si pagano, i miracoli veri “sono quando si moltiplicano pani e pesci e pile di vino, e la gente mangia gratis tutta insieme, e beve”. Allora, in un mondo di servi lo spirito libero non può far altro che dire: “Io mi oppongo”. Perché la rivoluzione comincia da dentro. Inizia quando s’impara rimanere immobili, a non collaborare, non produrre, a non crearsi bisogni nuovi, a rinunciare a quelli che si hanno. Lo spirito libero non può che rimanere ai margini, guardare il mondo falsato dalla nebbia che scende scolorando qualsiasi abbozzo d’emozione. Rimangono il grigiore, la rabbia, l’amarezza. Rimangono una risata dissacrante, una parola irriverente, una battuta iconoclasta. Rimane forte la voglia di sognare, di poter sognare ancora. E rimane, forse, il rimorso per non aver avuto quel poco di coraggio in più.

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Recensioni: 4/5

Cronaca di un suicidio annunciato (5 stelle per l'audiolibro) Chissà perché mi aspettavo un libro dolente, non conoscevo Bianciardi, e dal titolo avevo erroneamente dedotto che si trattasse di una storia depressiva, invece ho trovato un romanzo autobiografico molto triste, questo è vero, ma di un ironia e di un’asprezza che solo un toscano poteva avere. Si è vero, sono toscana anche io e sono di parte, probabilmente apprezzo meglio di altri certe espressioni tipiche delle mie parti, le sento mie, le sento di casa. La lettura è stata doppia, ascoltando l’audiolibro di Ad alta Voce, il programma di Radio Tre, e leggendo l’ebook. La tecnica è quella di mettere in pausa l’ascolto quando vengo colpita da qualche frase e di cercarla sul supporto digitale, evidenziarla e poi rimacinarla con la dovuta calma. E’ un modo buffo di leggere lo so, ma mi permette di cibarmi di libri anche durante il giorno mentre dipingo, la sera invece mi dedico ai cartacei. Ma digressione a parte sulle mie abitudini da lettrice voglio dire quanto questo audiolibro sia azzeccato, la lettura del romanzo è stata affidata ad Alessandro Benvenuti, a mio avviso perfetto per interpretare tutta la toscanità, la rabbia, l’amarezza e l’ironia di questa storia. Leggendo questo romanzo si ha una visione amara ed agra della vita, una visione della situazione sociale e lavorativa molto reale e soprattutto attuale ancora oggi a diversi anni di distanza, negli anni '60 c’era già il germe di tutto ciò che stiamo vivendo adesso, e gli attenti osservatori hanno esposto con efficaci parole verità tutt’ora valide. Il libro di Bianciardi è una storia raccontata in modo scanzonato, quel modo che per contrasto rende ancora più efficaci certi messaggi che devono arrivare a chi legge, quello stile tipico di chi raramente riesce ad essere un vincitore nella vita; per usare le parole dell’autore “questa è a dire parecchio una storia mediana e mediocre, che tutto sommato io non me la passo peggio di tanti altri che gonfiano e stanno zitti. Eppure proprio perché mediocre a me sembra che valeva la pena di raccontarla. Proprio perché questa storia è intessuta di sentimenti e di fatti già inquadrati dagli studiosi, dagli storici sociologi economisti, entro un fenomeno individuato, preciso ed etichettato. Cioè il miracolo italiano.” (cit.) Alla luce dei fatti appare come l’autobiografia di un suicidio annunciato, può passare indenne nella vita uno che scrive queste cose? Morire alcolizzato non è forse un modo lento di togliersi la vita? Non facciamoci ingannare dall' ironia delle parole di Bianciardi, perché non è tipico dei toscani esprimersi con melensaggine, ma in questa asprezza si sente tutto il male di vivere in un mondo cattivo che l'autore si porta addosso. “Un ubriaco muore di sabato battendo la testa sul marciapiede e la gente che passa appena si scansa per non pestarlo. Il tuo prossimo ti cerca soltanto se e fino a quando hai qualcosa da pagare. Suonano alla porta e già sai che sono lì per chiedere, per togliere. Il padrone ti butta via a calci nel culo, e questo è giusto, va bene, perché i padroni sono così, devono essere così; ma poi vedi quelli come te ridursi a gusci opachi, farsi fretta per scordare, pensare soltanto meno male che non è toccato a me, e teniamoci alla larga perché questo ormai puzza di cadavere, e ci si potrebbe contaminare.” (cit.) Mi sento di consigliare questo libro a tutti coloro che non amano vivere con la testa sotto la sabbia e che apprezzano uno stile satirico, e consiglio soprattutto l’ascolto dell’audiolibro letto da Benvenuti, imperdibile. Citazioni: “Proverò a riscrivere tutta la vita non dico lo stesso libro, ma la stessa pagina, scavando come un tarlo scava una zampa di tavolino. ” "Datemi il tempo, datemi i mezzi, e io toccherò tutta la tastiera - bianchi e neri - della sensibilità contemporanea. Vi canterò l'indifferenza, la disubbidienza, l'amor coniugale, il conformismo, la sonnolenza, lo spleen, la noia e il rompimento di palle.” “Persino a qualche pisano io ho aperto l'uscio di casa - che è per proverbio azzardo pericoloso; a qualche pisano di quelli che dicono gaodé rpeoro ditupà, e ogni tanto vengono su col sorrisino furbo a cercare lavoro. «Nciavresti mia nposticino da guadagna bbene senza lavorà tanto? Sai omè, sule cencinquanta rmese? Giù, madonnarbuio, un si batte iodo. Un si trova nalira peffaccantà nceo" “E per favore, con le radiografie ci andasse piano, il dottorino. Non erano tempi, non era aria da mettere in mutua per una sospetta silicosi o per una diminuita capacità respiratoria del diciotto per cento. Cos'era questa smania delle statistiche, anche per i polmoni della gente? Respiravano, no? E allora?” “Mi hanno isolata, capisci? Sanno benissimo che se mi tengono a contatto con gli altri, io glieli organizzo sindacalmente, e porto avanti la nostra lotta. Così un poco alla volta mi hanno messa in quel cantuccio, io sola con un vecchio sordo e svanito” “Io non cammino, non marcio: strascico i piedi, io, mi fermo per strada, addirittura torno indietro, guardo di qua e guardo di là, anche quando non c'è da traversare. ” “E mi licenziarono, soltanto per via di questo fatto che strascico i piedi, mi muovo piano, mi guardo attorno anche quando non è indispensabile. Nel nostro mestiere invece occorre staccarli bene da terra, i piedi, e ribatterli sull'impiantito sonoramente, bisogna muoversi, scarpinare, scattare e fare polvere, una nube di polvere possibilmente, e poi nascondercisi dentro.” “La politica, come tutti sanno, ha cessato da molto tempo di essere scienza del buon governo, ed è diventata invece arte della conquista e della conservazione del potere.” “Il metodo del successo consiste in larga misura nel sollevamento della polvere.” “non basta sganasciare la dirigenza politico-economico-social-divertentistica italiana. La rivoluzione deve cominciare da ben più lontano, deve cominciare in interiore homine. Occorre che la gente impari a non muoversi, a non collaborare, a non produrre, a non farsi nascere bisogni nuovi, e anzi a rinunziare a quelli che ha”

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Luciano Bianciardi

1922, Grosseto

Laureato in filosofia, professore di liceo e direttore della Biblioteca Chelliana di Grosseto, scrive insieme a Carlo Cassola "I minatori della Maremma", un'inchiesta pubblicata su "L'Avanti!" e poi raccolta in volume per Laterza nel 1956. Trasferitosi a Milano nel 1954, lavora come redattore, giornalista, traduttore dall'inglese, sceneggiatore. Tra le sue numerose opere si ricordano: "Il lavoro culturale" (Feltrinelli, 1957), "L'integrazione" (Bompiani, 1960), "Da Quarto a Torino. Breve storia della spedizione dei Mille" (Feltrinelli, 1960), "La vita agra" (Rizzoli, 1962), "La battaglia soda" (Rizzoli, 1964), "Aprire il fuoco" (Rizzoli, 1969), "La solita zuppa e altre storie" (Bompiani, 1994). Le opere complete sono raccolte nei due volumi "L'antimeridiano" (Isbn, 2005 e 2008)....

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