Canne al vento - Grazia Deledda - copertina
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Letteratura: Italia
Canne al vento
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Descrizione

«Le racconto un aneddoto: mi ricordo che quando ero bambino il libro preferito di mia madre era di Grazia Deledda.» - Amitav Ghosh, intervista di Giulia Mozzato per Wuz


Intorno a "Canne al vento" sopravvive un equivoco che è tempo di sciogliere. In genere, infatti, il titolo porta a insistere sul fatalismo che sarebbe proprio dell’arcaico universo sardo dipinto nel romanzo, umilmente rassegnato ad accettare ciò che riserva la sorte. Ma nella storia delle tre nobili sorelle Pintor, portate sull’orlo della rovina dal ritorno del debole e dissoluto nipote Giacinto, c’è ben di più e ben altro. C’è lo spettro di Lia, la quarta sorella fuggita in continente, che incombe sulla vicenda insieme a quello di don Zame, il patriarca morto in circostanze oscure. Ci sono le sinistre leggende di folletti e fate crudeli che animano gli sfondi selvaggi della Barbagia. C’è l’eterno conflitto fra istinti e convenzioni sociali, che esplode in passioni represse, al limite dell’incesto. Ci sono i sensi di colpa e il desiderio di espiazione, che conducono ai sacrifici più dolorosi. E poi c’è Efix, il servo di casa Pintor, che l’autrice con coraggio innalza a protagonista e motore della vicenda. Vecchio e malato, preda di visioni scatenate dalla malaria e rimorsi insostenibili, Efix non subisce passivamente i colpi del destino; anzi, si spende sino allo sfinimento per raddrizzare le sorti della famiglia Pintor, dimostrando una volontà indomabile che ha poco da invidiare a quella dei coevi superuomini dannunziani. Minuto eppure solenne, enigmatico e trasparente, il “viso olivastro duro come una maschera di bronzo”, Efix rimane uno dei più intensi e indimenticabili personaggi della narrativa italiana del Novecento.

Dettagli

Tascabile
8 ottobre 2024
208 p., Brossura
9788807904790

Valutazioni e recensioni

  • Sara

    Grazia Deledda è un'autrice che la letteratura italiana sembra aver dimenticato per troppo tempo, e che solo di recente sta riscoprendo. Ed è strano dire questo dell'unica donna italiana che abbia vinto il premio Nobel. - "Canne al Vento" è il più celebre di Grazia Deledda e che chiunque dovrebbe leggere almeno una volta nella vita. Pubblicato nel 1913, ci racconta di una Sardegna campestre e folcloristica, in cui la religione e le leggende si intrecciano per creare una credenza mistica e punitiva. Ogni personaggio di questo romanzo è un'ombra di se stesso, a eccezione di Efix, il servo delle sorelle Pintor attorno a cui ruota l'intera narrazione. Efix si fa portavoce delle loro sventure e si carica della responsabilità della loro felicità: le incoraggia ad accogliere il nipote Giacinto e poi le aiuta ad allontanarlo, le libera dal tormento familiare, e la sua missione si conclude solo quando un ultimo obiettivo, sperato a lungo, viene raggiunto. Ma di cosa sto parlando, dovrete scoprirlo da voi, non voglio privarvi della bellezza della lettura di questo romanzo. - Ciò che mi ha colpito profondamente sono le profonde riflessioni sul passato, su chi abbiamo lasciato indietro e chi invece abbiamo lasciato andare, il folclore sardo, le credenze popolari, l'idea di comunità e di famiglia: tutto è concentrato in un libriccino di meno di 150 pagine, e tutto viene descritto con profonda attenzione. È un romanzo che nello stile richiama Manzoni, e che nei temi si posiziona a metà tra Verga ed Emily Brontë, con un'atmosfera che non si può definire italiana dato il periodo storico in cui è scritto e ambientato, ma che comunque un po' ci appartiene, tutto da riscoprire.

  • Concetta
    Bello

    Bello, scrittura fluida e scorrevole.

  • ChiaraB
    D'altri tempi

    Molta malinconia, tanta ansia. I personaggi si inseguono e si evitano. Sensi di colpa e volontà di controllo. Ho avuto l'impressione che ogni cosa fosse tutto e il contrario di tutto. Si lascia leggere, ma è un romanzo d'altri tempi e per questo mi ha sorpreso percepire tanta ansia nei comportamenti dei protagonisti.

Conosci l'autore

Foto di Grazia Deledda

Grazia Deledda

1871, Nuoro

Grazia Deledda è stata una scrittrice italiana, celebre per essere l'unica donna italiana a vincere il Premio Nobel per la Letteratura, conferitole nel 1926. Nata in una famiglia benestante in Sardegna, ricevette un'istruzione limitata, proseguendo da autodidatta e sviluppando presto una passione per la scrittura.Dopo un esordio come giornalista su delle riviste di moda, iniziò la sua carriera letteraria pubblicando racconti e romanzi ambientati nella sua terra natale, esplorando le tradizioni e i conflitti interiori di una Sardegna arcaica e pastorale. Tra le sue opere più celebri si annoverano Elias Portolu (1903), Cenere (1904), Canne al vento (1913), che le valse la candidatura al Nobel, e La madre (1920), apprezzata in particolare dallo scrittore inglese David Herbert...

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