Commedia tragica che racconta il disagio sociale di una famiglia povera e sgangherata, costretta ad affrontare due drammi nell’arco della sua storia: la morte della figlia piccola, uccisa da un proiettile vagante durante una sparatoria in città e, poco tempo dopo, la morte del padre, capofamiglia autoritario, ammazzato in casa in seguito ad una violenta lite con il figlio primogenito per futili motivi. La città in questione è Palermo, il degrado assoluto, la precarietà costante. Genitori, figli e due nonni convivono malamente sotto uno stesso tetto, in una zona più che disastrata, dove l’arte di arrangiarsi trasforma il bisogno in ingegno per dare un senso ad una vita altrimenti schiacciata da miseria e indifferenza. L’omicidio della bambina e il risarcimento per le vittime di mafia che ne consegue ne sono la dimostrazione. Il dolore passa in secondo piano, la possibilità di ricevere una grossa somma di denaro cambia le prospettive della famiglia che, alla fine, saldati i debiti, decide di acquistare un’auto di lusso. Una rivalsa verso la società, che un banale graffio alla carrozzeria metterà di nuovo in discussione. Tutto questo però è il contorno della trama, il cui fulcro è rappresentato dalle dinamiche grottesche che portano alla morte del padre e alla sentenza di colpevolezza del figlio, un misto di preoccupazione, reticenza e convenienza. L’auto è la causa, il figlio è il mezzo. Roberto Alajmo si dimostra ancora una volta bravissimo a riportare su carta, in modo semiserio, dialoghi, atteggiamenti, pensieri e mentalità di una parte di Palermo che, mi viene da dire, resiste all’evoluzione e che proprio per questo non può non far parte del disegno caratteristico della città. Tutto è così vero da sembrare finto. È stato il figlio, non ci sono dubbi. Davanti ad una famiglia che si sgretola per un graffio alla macchina, trovare un colpevole è meglio che ammettere la rovina.
È stato il figlio
Torna in libreria uno dei romanzi più amati di Roberto Alajmo, È stato il figlio. Da questo libro è stato tratto nel 2012 il film di Daniele Ciprì con Toni Servillo, presentato alla Mostra del cinema di Venezia, osannato dalla critica.
La famiglia Ciraulo vive in uno dei quartieri più poveri della città, eppure davanti alla porta di casa tiene in bella vista una Volvo nera, acquistata con i soldi ottenuti in seguito alla morte della loro bambina: un risarcimento destinato alle vittime della mafia. L'arrivo di questa automobile fiammante è una sorta di miracolo rionale, sembra aprire le porte di una nuova esistenza piena di possibilità per tutta la famiglia: per il padre Nicola, patriarca indiscusso, professionista del precariato ai limiti della legalità; per la madre Loredana, dimessa, arrendevole, eppure regista occulta di imprevedibili strategie; per la nonna Rosa, logorroica maestra di reticenza; per il nonno Fonzio, sempre sfuggente per questione di principio. E infine per il figlio, Tancredi, con le sue malinconie improvvise, indecifrabile agli occhi dei parenti e del quartiere, controfigura paradossale del suo intraprendente omonimo del Gattopardo. Quando Tancredi, durante una serata passata in giro con la fidanzata, sfregia incautamente la fiancata dell'auto, ecco che scoppia la tempesta: c'è una lite, padre e figlio si affrontano con violenza brutale, fin quando parte un colpo di pistola. "È stato il figlio" è un noir antropologico, un giallo eretico che sembra iniziare Provocatoriamente dalla fine e pagina dopo pagina rimescola le carte in tavola. La pistola con cui sono stati esplosi i colpi non si trova. Si fanno strada dubbi e incertezze, le prove iniziali sembrano sgretolarsi. Ogni capitolo del romanzo aggiunge nuovi particolari all'intera vicenda e allo stesso tempo sembra divagare, costringendo il lettore a fare i conti con una città a tratti comica e grottesca, ma sempre sull'orlo del disastro sociale. Le vicende dei Ciraulo scorrono all'indietro nel tempo, prima accelerando e poi rallentando fino a sfiorare il fermo immagine, sempre reggendosi su dialoghi divertenti, surreali e crudeli. Con questo romanzo dalla lingua in apparenza spoglia e dalla comicità sulfurea, tra Raymond Carver e Alan Bennett, Roberto Alajmo destruttura il genere poliziesco prendendo le mosse dalla tragedia greca ma divertendosi a trasformarla nella più tagliente delle commedie umane.
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Anno edizione:2025
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Topper Harley 08 luglio 2026Non-recensione dal blog topperharley.com
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