Sui provvedimenti per la pubblica sicurezza in Sicilia. Brevi considerazioni
In 8, pp. 52. Usuali fioriture della carta. Br. ed. Considerazioni relative agli esiti, poco positivi, dei provvedimenti per la pubblica sicurezza in Sicilia emanati dal Ministero dell'Interno a partire dagli anni Sessanta del secolo. Secondo l'anonimo A. dello scritto, i provvedimenti 'non erano abbastanza radicali e adeguati alle tristi necessita' della presente situazione in Sicilia', mentre altrove, ad esempio in Romagna, questi avevano al contrario sortito esiti soddisfacenti nella riduzione del tasso di criminalita'. L'A. ammette che non si puo' negare al governo italiano l'onesta' dei propositi e il desiderio di aver voluto restaurare la legge in Sicilia, tuttavia sostiene che l'azione del governo 'non e' sempre stata adeguata ne' costante, ne' poteva essere, perche' anzitutto il governo prima d'ora non ebbe forse mai il coraggio di dire tutta la verita' sui mali della Sicilia. Si e' provveduto spesso sotto l'impressione di bisogni momentanei; si sono mutati e rimutati i capi delle amministrazioni troppo spesso'. In Sicilia, invece di mandare persone competenti che si spendessero per la lotta ai mali di quella terra, venivano destinati i funzionari pubblici in punizione. L'A. si sofferma poi ad analizzare la mafia che fonda il suo potere da un lato sul terrore generale, dall'altro sulla sfiducia nella efficacia della protezione del governo, ma anche 'sopra colpevoli connivenze o sul malinteso orgoglio di difendersi e vendicare da se' le offese ricevute senza ricorrere alle autorita' pubbliche'.
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In 8, pp. 52. Usuali fioriture della carta. Br. ed. Considerazioni relative agli esiti, poco positivi, dei provvedimenti per la pubblica sicurezza in Sicilia emanati dal Ministero dell'Interno a partire dagli anni Sessanta del secolo. Secondo l'anonimo A. dello scritto, i provvedimenti 'non erano abbastanza radicali e adeguati alle tristi necessita' della presente situazione in Sicilia', mentre altrove, ad esempio in Romagna, questi avevano al contrario sortito esiti soddisfacenti nella riduzione del tasso di criminalita'. L'A. ammette che non si puo' negare al governo italiano l'onesta' dei propositi e il desiderio di aver voluto restaurare la legge in Sicilia, tuttavia sostiene che l'azione del governo 'non e' sempre stata adeguata ne' costante, ne' poteva essere, perche' anzitutto il governo prima d'ora non ebbe forse mai il coraggio di dire tutta la verita' sui mali della Sicilia. Si e' provveduto spesso sotto l'impressione di bisogni momentanei; si sono mutati e rimutati i capi delle amministrazioni troppo spesso'. In Sicilia, invece di mandare persone competenti che si spendessero per la lotta ai mali di quella terra, venivano destinati i funzionari pubblici in punizione. L'A. si sofferma poi ad analizzare la mafia che fonda il suo potere da un lato sul terrore generale, dall'altro sulla sfiducia nella efficacia della protezione del governo, ma anche 'sopra colpevoli connivenze o sul malinteso orgoglio di difendersi e vendicare da se' le offese ricevute senza ricorrere alle autorita' pubbliche'.
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