Con sorpresa e delusione, devo dire che la mia recensione parrebbe essere "fuori coro", rispetto a quella degli altri lettori del romanzo. Benché per niente lungo il testo, devo dire che ho fatto fatica a leggerlo, e non l'ho trovato particolarmente scorrevole. C'è da dire che considerando i temi affrontati e il fatto che sia stato scritto negli anni '60, è davvero notevole. Ad ogni modo, devo dire che sono rimasto abbastanza deluso, considerando quanto me ne avessero parlato bene.
Un uomo solo
«Uno dei romanzi che più ho amato in vita mia ... Pubblicandolo nel 1964, anche l'autore avvertì di avere scritto il proprio capolavoro – e aveva alle spalle una meraviglia come "Addio a Berlino" (da cui "Cabaret"). In effetti, si tratta di un testo il cui equilibrio narrativo è praticamente perfetto: perfettamente in bilico tra commozione e distacco – un racconto dove non c'è una virgola di troppo, non una di meno.» – Mario Fortunato
Già negli anni Trenta, quando scrisse «Addio a Berlino», Christopher Isherwood sosteneva di voler trasformare il suo occhio di romanziere nell'obiettivo di una macchina fotografica. Ma per lungo tempo – attraverso libri molto diversi fra loro, e spesso segnati dai personaggi fittizi o reali che raccontavano – l'intenzione rimase una di quelle fantasticherie stilistiche che spesso gli scrittori inseguono per tutta la vita senza realizzarle mai. E invece nel suo ultimo romanzo – questo – Isherwood trasforma una giornata nella vita di George, un professore inglese non più giovane che vive in California, in un'asciutta, e proprio per questo struggente, sequenza di scatti. Non è una giornata particolare per George: solo altre ventiquattr'ore senza Jim, il suo compagno morto in un incidente. Ventiquattr'ore fra il sospetto dei vicini, la consolante vicinanza di Charlotte, la rabbia contro i libri letti per una vita ma ormai inutili, e il desiderio di un corpo giovane appena intravisto ma che forse è già troppo tardi per toccare. Quanto basta per comporre un ritratto che non si può dimenticare, e che alla sua uscita sorprese tutti, suonando troppo vero per non essere scandaloso.
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Anno edizione:2018
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Formato:Tascabile
Un uomo solo
Ho sempre creduto nella forza terapeutica della letteratura, ma un libro in particolare mi ha salvato la vita in un periodo buio: "Un uomo solo" di Christopher Isherwood, scrittore inglese vissuto a lungo negli Stati Uniti. In questo breve romanzo Isherwood racconta in uno spazio temporale brevissimo, costituito da una giornata di 24 ore, il tema dell'assenza e della perdita dell'amore. Lo racconta nudo e crudo senza fronzoli come un fotografo ne fa un istantanea ma sappiamo bene che una fotografia se realizzata ad arte può provocare in noi grandi sentimenti e forti sensazioni. Secondo me un vero capolavoro della narrativa del Novecento. Consiglio questo libro a chi deve elaborare una perdita o semplicemente a chi ama le storie intense.
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Doc 27 agosto 2026Dramma lento
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Sara 05 luglio 2026Veloce, come la vita
L'importanza di vivere nel momento esatto in cui si è, come si è, come si vorrebbe. Il desiderio della giovinezza, consapevole che il passato è andato e che il futuro è nelle mani di chi sta ancora apprendendo la vita. Il lutto dell'amore e l'incomprensione dell'amicizia. Splendido scorcio.
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carmine 01 ottobre 2025Dolente ma molto bello
Libro piccolo, poche pagine ma con tanti temi trattati: l'elaborazione del lutto dopo la scomparsa del compagno, la politica ii primi passi del movimento LGBT in California. Riflessioni amare sulla vita ma non pessimiste, mi è piaciuto per questo!
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