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Il dio delle piccole cose
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Il dio delle piccole cose - Arundhati Roy - copertina
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Il dio delle piccole cose Arundhati Roy
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Descrizione


Vincitore del Man Booker Prize 1997

India, fine anni Sessanta: Ammu, figlia di un alto funzionario, lascia il marito, alcolizzato e violento, per tornarsene a casa con i suoi due bambini. Ma, secondo la tradizione indiana, una donna divorziata è priva di qualsiasi posizione riconosciuta. Se poi questa donna commette l'innaccettabile errore di innamorarsi di un paria, un intoccabile, per lei non vi sarà più comprensione, né perdono. Attraverso gli occhi dei due bambini, Estha e Rahel, il libro ci racconta una grande storia d'amore che entra in conflitto con le convenzioni.
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Dettagli

TEA
2010
Tascabile
9 settembre 2010
360 p., Brossura
9788850222605
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Indice


Le prime frasi

1
CONSERVE & COMPOSTE PARADISO

Maggio ad Ayemenem è un mese caldo, meditabondo. Le giornate sono lunghe e umide. Il fiume si ritira e corvi neri si rimpinzano di manghi lucidi sugli alberi verdepolvere, immobili. Maturano le banane rosse. Si spaccano i frutti dell'albero del pane. Mosconi viziosi ronzano vacui nell'aria fruttata. Poi si schiantano contro i vetri delle finestre e muoiono, goffamente inermi sotto il sole.
Le notti sono limpide, ma soffuse di un'attesa fosca e pigra.
Con l'inizio di giugno, però, arriva il monsone da sudovest, portando tre mesi di vento e pioggia, con brevi incantesimi di sole aspro e brillante che i bambini elettrizzati rubano per i loro giochi. La campagna diventa di un verde sfrontato. I confini sfumano man mano che i filari di tapioca mettono radici e fioriscono. I muri di mattoni diventano verdemuschio. I viticci del pepe nero serpeggiano su per i pali della luce. I rampicanti selvatici traboccano dagli argini di laterite e si riversano nelle strade allagate. Le barche riforniscono i bazar. E nelle pozzanghere che riempiono le buche lasciate per le strade dal Dipartimento dei Lavori Pubblici compare qualche pesciolino.
Pioveva, quando Rahel tornò ad Ayemenem. Argentee funi frustavano la terra sfatta, arandola a colpi di cannone. La vecchia casa sulla collina portava il ripido tetto a due spioventi calcato sulle orecchie come un cappello. I muri, striati di muschio, si erano ammorbiditi e leggermente gonfiati per l'umidità che filtrava dal terreno. Il giardino incolto e straripante era pieno del sussurro e del trapestio di piccole vite. Nel sottobosco un serpente si strofinava contro una pietra lucente. Gialle ranetoro perlustravano speranzose lo stagno melmoso in cerca di un compagno. Una mangusta fradicia sfrecciò per il viale d'accesso cosparso di foglie.
La casa sembrava vuota. Porte e finestre serrate. La veranda anteriore nuda. Senza mobili. Ma la Plymouth azzurrocielo con gli alettoni cromati era ancora parcheggiata lì fuori e, dentro casa, Baby Kochamma era ancora viva.
Era la baby-prozia di Rahel, la sorella più giovane di suo nonno. Il suo vero nome era Navomi, Navomi Ipe, ma tutti la chiamavano Baby. Diventò Baby Kochamma quando fu grande abbastanza per essere zia. Rahel non era tornata a trovare lei, però. Né la nipote, né la prozia si facevano illusioni al riguardo. Rahel era venuta per vedere suo fratello, Estha. Erano gemelli nati da due ovuli diversi. "Dizigotici", dicevano i dottori. Nati da ovuli separati, ma fecondati contemporaneamente. Estha - Esthappen - era più vecchio di diciotto minuti. Non si erano mai assomigliati in modo particolare, Estha e Rahel, e nemmeno quando erano bimbetti dalle braccia magroline, il petto piatto e i ciuffi alla Elvis Presley,... c'erano mai stati i classici "Chi è Rahel?" e "Qual è Estha?" da parte di parenti tutti sorrisi o dei vescovi siriano-ortodossi che visitavano spesso la casa di Ayemenem per le offerte.
La confusione stava in un posto più profondo, più segreto.
In quei primi anni amorfi, in cui la memoria cominciava appena a esistere, in cui la vita era piena di Inizi e non conosceva Fine, e Tutto era Per Sempre, Esthappen e Rahel pensavano a loro due insieme come Io, e separati, individualmente, come Noi. Quasi fossero una rara specie di gemelli siamesi, separati nel corpo ma con identità fuse insieme.
Ancora adesso, dopo tutti questi anni, Rahel ricorda di essersi svegliata una notte ridendo per un sogno buffo fatto da Estha.
Rahel ricorda anche altre cose che non ha il diritto di ricordare.
Per esempio, ricorda (anche se non era presente) che cosa fece a Estha l'Uomo delle Aranciate e delle Limonate, quella volta al Cinema Abilash. Ricorda il sapore dei sandwich al pomodoro - i sandwich di Estha, quelli che Estha stava mangiando - sul postale per Madras.
E queste sono solo le piccole cose.

Ad ogni modo, lei adesso pensa a Estha e Rahel come Loro, perché separatamente loro due non sono più quello che Loro sono stati o quello che Loro pensavano sarebbero stati.
No
Le loro vite hanno forma e dimensione, adesso. Estha ha la sua e Rahel pure.
Margini, Bordi, Orli, Confini, Frontiere e Limiti sono comparsi ai loro orizzonti separati come una banda di folletti maligni. Creature piccole dalle lunghe ombre, che pattugliano un Limitare Sfocato. Sotto i loro occhi sono sorte delicate mezzelune e hanno la stessa età di Ammu quando morì. Trentuno.
Non vecchi.
Non giovani.
Ma vitalmente morituri.

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Mario Pernice
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E' una chicca questo libro. L'autrice è una donna, e lo si avverte dalla sensibilità, dalla narrazione piena di sfumature e dettagli che nessuno quanto le donne sanno cogliere e descrivere. La storia ha un sapore dolceamaro di contrasti: talvolta ti indigna, in altri momenti ti accarezza. I figli della protagonista Ammu sono ancora nel mio cuore, li porto con me. Una menzione speciale va fatta a chi ha tradotto il libro: lo ha fatto magistralmente, con una ricerca di termini preziosa e rara.

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PAOLA DEL BALZO
Recensioni: 5/5

un piccolo libro di grande sentimento tra fratelli, incomprensioni e contrasti in un giardino indiano di luce e profumi in cui si svolge tutta la storia

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Enrico Caramuscio
Recensioni: 0/5

Per una serie di ovvie ragioni sarebbe bene innamorarsi sempre della persona giusta, o meglio che si ritiene giusta per utilità, convenienza, decoro, convenzioni sociali, soprattutto quando si appartiene ad una famiglia di un certo rango, soprattutto quando si è già sbagliato giocandosi male la propria (unica) possibilità. Ma al cuore, si sa, non si comanda. Allora può capitare che si perda la testa per chi non si dovrebbe e le conseguenze possono essere catastrofiche. È ciò che succede ad Ammu, madre di due gemelli e con alle spalle un matrimonio con un uomo alcolizzato e bugiardo contratto solo per sfuggire ad un padre ipocrita e violento, che trova in Velutha una nuova giovinezza, un’altra ragione di vita, l’amore e la dolcezza che ha sempre desiderato e non ha mai avuto, il suo Dio delle piccole cose. Ma Velutha è un Intoccabile, un Paravan, uno schiavo sporco e selvaggio che per di più professa idee marxiste di affrancamento. Che ha la sfrontatezza di ricambiare Ammu con tenerezza e ardore. Che si permette di amare i gemelli come fossero suoi figli e di farsi amare da loro. Ma come si può parlare di errore davanti ad un legame così forte ed intenso? Quando un sentimento è così viscerale, così puro, non si è necessariamente nel giusto? Perché devono intervenire e vincere stupide differenze di casta o di classe che siano, perfidia e invidia dei parenti, squallide motivazioni religiose e politiche? Perchè Ammu è costretta alla clandestinità e al disonore per amare di notte colui che i suoi figli amano di giorno? Ed è proprio attraverso gli occhi ingenui e innocenti dei due gemellini dizigoti Estha e Rael che Arundhati Roy narra questa struggente e tragica storia d'amore. Due bambini con una sola anima, che guardano il mondo con la fantasia, la gioia, la paura tipiche della loro età, ma che a causa di questioni più grandi di loro, si ritrovano troppo presto e troppo brutalmente fuori dall’infanzia ad andare incontro non alla morte ma alla fine della vita. La durezza dei fatti narrati è ben compensata da uno stile raffinato e poetico, dalla dolcezza dei protagonisti e da atmosfere incantate. Sullo sfondo le contraddizioni tipiche degli uomini di ogni razza e latitudine qui descritte attraverso un’India in cui i progetti di riscatto ed emancipazione professati da un governo di ispirazione marxista si scontrano con una società bigotta e legata a vecchie tradizioni e pregiudizi, all’ipocrisia, all’invidia, alla rassegnazione, a sporchi interessi economici e a desolanti giochi di potere.

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Arundhati Roy

1961, Assam

(Assam 1961) scrittrice, saggista e attivista indiana. Ha esordito sulla scena letteraria nel 1997 con il romanzo d’ispirazione autobiografica Il dio delle piccole cose (The god of small things, vincitore del Booker Prize), ambientato nel Kerala degli anni ’70, dove convivono intoccabili, comunisti, indù, cattolici, intellettuali, turisti e imprenditori; attraverso le vicende di una famiglia la narrazione ricostruisce quelle più generali di una nazione, le tradizioni culturali e i cambiamenti portati dal contatto con l’Occidente, e spostandosi di continuo dal presente al passato assume tratti epici. Il suo secondo romanzo è Il mistero della suprema felicità, edito nel 2017.Indirizzatasi all’attivismo politico e pacifista, è diventata...

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