Se la musica è la tua passione lasciati consigliare da noi e scopri gli album che non possono assolutamente mancare nella tua collezione. Ogni mese nuove proposte per veri appassionati!

 

 

 

I BIG RED MACHINE, ovvero Justin "Bon Iver" Vernon e Aaron Dessner dei The National, pubblicano il loro omonimo debutto per Jagjaguwar. 'Big Red Machine' è uno dei dischi più attesi del 2018, sicuramente la collaborazione più interessante in arrivo prima della fine dell'anno in corso. L'album ha punti in comune con gli ultimi lavori targati Bon Iver e The National e non deluderà i fan di questi due pesi massimi della scena indie. 

 

 

 

 

Il ritorno in scena della chanteuse soul è al contempo una celebrazione della sua 'ingombrante' eredità e un audace passo in avanti, con un suono che è si funky e contemporaneo, ma ancora immerso nel soul e nel southern blues che ne hanno fatto un'icona. Unstoppable è così una profonda e personale celebrazione, rivolgendo però la sua attenzione anche agli eventi attuali. Oltre ad una cover entusiasmante di "People Have the Power" (Patti Smith), troviamo anche un remake della What's So Funny 'Bout del rocker senza tempo Nick Lowe
 

 

 

 

Un remake clamoroso da parte dell'icona 'americana' Howe Gelb. Il primo album dei Giant Sand, Valley of Rain, è stato pubblicato nel 1985. Registrato due anni prima, nel 1983, dalla formazione originaria – che comprendeva oltre al leader Winston Watson (batteria) Tommy Larkins (batteria) e Scott Garber (basso)
 

 

 

 

Nuovo album per l'accolita cosmic-rock inglese. Un altro saggio della loro versatile heavy psichedelia sempre al passo coi tempi.
 

 

 

 

Registrato in occasione del leggendario Glastonbury Festival, questo eccezionale documento live fornisce alcune ardite rivisitazioni dai brani del debutto Grace.
 

 

 

 

Poeta, artigiano e musicista Lonnie Holley è stato per decenni uno dei gioielli meglio secretati della black culture. In questo nuovo disco sembra seguire le più astratte traittorie di Gil Scott-Heron, facendosi aiutare da Laraaji, dal polistrumentista Shahzad Ismaily e dal compianto produttore Richard Swift.
 

 

 

 

Non più un astro nascente, bensì una realtà consolidata nello scenario asfissiante del pop alternativo, con un stuolo di canzoni pronte a stupire. Brani semplici ma allo stesso tempo preziosi nelle loro orchestrazioni minimali, un passaporto verso il successo, già anticipato da testate leader come Rolling Stone, TIME, Pitchfork e The Guardian.

 

 

 

 

Nuova collezione per la prestigiosa etichetta inglese. Siamo nella seconda metà degli anni '60 nel pieno fulgore dello studio di registrazione jamaicano, luogo in cui verranno cementati i fontamenti dello ska, rocksteady e soul-reggae.